Adista n. 11 "La Costituzione? Improponibile!" Di Marina Boscaino

Adista n. 11 La Costituzione? Improponibile! di Marina Boscaino

«La centralità della cultura è scolpita nell’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Autonomia delle università, centralità della scuola pubblica, diritto allo studio (art. 33-34), libertà di pensiero (art. 21) sono aspetti del diritto alla cultura, essenziale allo sviluppo della personalità individuale (art. 3) e al “progresso spirituale della società” (art. 4). Questi principi fondamentali dello Stato sono costantemente disattesi. Occorre reperire con urgenza nuove risorse, combattendo con fatti e non parole l’enorme evasione fiscale: 142,47 miliardi di euro di tasse non pagate nel solo 2011. Recuperandone almeno la metà, si potrebbe cominciare a sanare il debito pubblico e investire in scuola, ricerca, patrimonio». Lo ha detto Salvatore Settis, che il mellifluo Fabio Fazio qualche mese fa aveva indicato come potenziale ministro dell’Istruzione. È chiaro che la profezia si avvererà con molta difficoltà. Settis è un archeologo e storico dell'arte. Dal 1999 al 2010 è stato direttore della Scuola normale superiore di Pisa. Uomo di cultura straordinaria, con il grave “difetto” di argomentare le sue solide convinzioni politiche attraverso la Costituzione. Un’attività del tutto demodé nel nostro Paese. Frutto di una riflessione che fonda sulla nobiltà dei principi fissati dai costituenti e sulla funzione vincolante che essi dovrebbero avere nel nostro ordinamento giuridico e nell’ispirazione delle politiche. Improponibile. Lo ha dimostrato proprio quell’intervista dello stesso Settis da Fazio. Contrapposto all’ancora per poco ministro Profumo, Settis rivendicò l’applicazione dei principi della Carta rispetto soprattutto all’erogazione di fondi alle scuole paritarie. Davanti ad un farfugliante Profumo (che in quell’occasione esibì tutta la sua incultura sull’argomento, orecchiando un tema caro al Pd e ai sostenitori della parità – e cioè che le scuole paritarie devono esistere perché tra esse ci sono gli asili comunali – ma rovesciando completamente le cifre, individuando nell’80% del totale gli asili comunali, che invece sono il 18,5%), quell’uscita fu e sarà un valido motivo per non prendere in considerazione Settis come prossimo ministro dell’Istruzione. Come potrebbe un futuro governo affidare ad un simile sovversivo la funzione di ministro? Anche ricordando che il M5S ha tra i propri punti sulla scuola l’erogazione di fondi esclusivamente a favore della scuola pubblica (e mentre scrivo ancora non si è chiarito quale sarà il futuro post elettorale del nostro Paese) appare piuttosto improbabile una convergenza su questo tema e su chi lo sostiene sia del Pd (che della legge di parità è stato addirittura il promotore), sia del Pdl. La dichiarazione che ho riportato inizialmente non è esternazione da campagna elettorale, ma espressione limpida di un’evidenza; dato di fatto rispetto al quale chi avrà la funzione di farlo potrà decidere se intervenire o non intervenire. Semplicemente. Staremo a vedere. Non si può dimenticare, però, che tale evidenza non è acquisizione recente o elemento degli ultimi anni, anche se “lotta all’evasione” è il leit motiv costantemente sulla bocca di tutti coloro che – direttamente o meno – hanno avuto modo di incidere significativamente su quel tema e non l’hanno fatto.

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