Adista n. 2 "Se la scuola è illegittima" di Marina Boscaino

Adista n. 2 Se la scuola è illegittima di Marina Boscaino

Una grandissima parte degli studenti italiani frequenta – senza alcuna consapevolezza propria né tanto meno delle famiglie e perfino degli insegnanti – una scuola pluri-illegittima.

Il giudizio, ripetuto, non è mio, ma del Tar del Lazio. Già in passato il Tribunale si era espresso in tal senso in merito alle circolari che riducevano gli organici degli insegnanti – posti di lavoro e occasioni di apprendimento – per l’anno scolastico 2011/12. La seconda puntata è recentissima: su ricorso del Sindacato nazionale autonomo lavoratori scuola (Snals) è stata dichiarata illegittima la cosiddetta riforma dei tecnici e dei professionali.

La prima ragione è il coinvolgimento delle classi intermedie nel taglio delle ore curricolari: in sostanza, i genitori che avevano iscritto i propri figli a un corso di studi tecnico o professionale nell’anno scolastico 2009-10 (prima della “riforma” Gelmini) si sono visti cambiare i quadri orari, il numero di ore per materia, i corsi di studi in corso d’opera, rispettivamente nel 2010-11 e nel 2011-12. In secondo luogo, sono state tagliate del 20% dell’orario di insegnamento materie con non meno di 99 ore annue, sulla base di un criterio del tutto discrezionale. In questo modo, la riforma interviene «sulle discipline caratterizzanti i corsi, in maniera per di più indiscriminata, senza individuare le discipline sulle quali incidere», con motivazioni esclusivamente “di cassa”.

Se è grave l’indifferenza della comunità educativa, è ancor più preoccupante l’inerzia della politica, nazionale e locale. I ministri (e i parlamentari) non hanno ritenuto di prendere alcuna iniziativa. Le Regioni di centro-sinistra non si sono nemmeno costituite ad adiuvandum nel ricorso contro l’illegittimità degli organici, pur essendo parte lesa di quegli atti ministeriali.

E pensare che l’opportunità è importante. Per altro non si tratterebbe soltanto di ripristinare il diritto e la legittimità formali, fatto di per sé con una valenza educativa evidente. Essere conseguenti ai pronunciamenti amministrativi significherebbe riconsiderare un percorso in cui è stato impiegato senza pudore il concetto di riforma: un taglio del 10% del monte ore globale del percorso di istruzione, con particolare penalizzazione di quella tecnica e di quella professionale, in virtù dei tagli degli insegnamenti disciplinari e di quelli tecnico-pratici. Significherebbe rimettere in discussione il principio secondo cui percorsi di istruzione superiore sono almeno a due marce, quello liceale e quello tecnico-professionale. Significherebbe comprendere il fatto che la scuola sembra aver perso la sua funzione di “ascensore sociale”, dal momento che nel secondo vanno fisiologicamente i figli di genitori appartenenti alle fasce più deboli della popolazione.

A leggere le ultime interviste, l’attuale ministra preferisce invece avviare l’ennesima operazione di facciata, che, accanto all’immancabile volontà di “diffusione del digitale”, annuncia niente meno che un referendum sul web, mediante il quale acquisire il parere delle famiglie sull’autonomia scolastica o sulla necessità di valutare le scuole e gli insegnanti sulla base di standard internazionali, temi a cui è difficile assegnare valore di autentica priorità, a fronte delle condizioni materiali dei nostri istituti e delle condizioni in cui sono quotidianamente gli studenti.

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