Adista n. 38 "Noi, loro e la Costituzione" di Marina Boscaino

Adista n. 38 Noi, loro e la Costituzione di Marina Boscaino

È accaduto questo, in una calda giornata di ottobre, un sabato, quando si esce di scuola con il sole, a Roma, e ti senti, a 17-18 anni, padrone incontrastato della città e delle prossime ore. Noi, gli “anziani”, eravamo già lì. Abbiamo marciato in corteo in tanti, per difendere la Costituzione. Abbiamo deciso di scendere in piazza per fare quello che sarebbe illogico fare in un Paese davvero democratico: battersi, prendersi in carico, esigere il rispetto della Prima Legge dello Stato, del progetto di società, ispirato ai valori fondativi del nostro Paese, maturati sul sangue e sull’impegno di chi ci ha preceduti, sacrificandosi per la nostra libertà. È questo che ho cercato di spiegare ai miei studenti, nei giorni precedenti la manifestazione.

Abbiamo sfilato per le strade, consapevoli che i numeri della questura non avrebbero dato ragione di quella folla serena e convinta. E che i media non avrebbero dato il rilievo che meritava ad un evento che – considerata la manipolazione cui la Carta è sottoposta – ha avuto qualcosa di storico e di solenne. Poi il momento dell’avvicendamento: commovente, significativo, leggero come erano leggeri i vestiti sotto il sole quasi estivo di Roma in ottobre; come le spalle delle ragazze appena sfiorate dalle bretelline sottili della canottiere colorate.

Arrivano i nostri! Un gruppo di studenti del mio liceo – i miei studenti, mio figlio e i suoi amici – ci raggiungono e affidiamo loro il nostro striscione: Coordinamento per la Scuola della Costituzione. Allegri, musicali, perfettamente a proprio agio dietro quel simbolo identitario (la scuola della Costituzione) che ci ha accompagnato in tante manifestazioni e convegni: dalle nostre alle loro mani. Le foto: loro, solo loro, che sorreggono lo striscione. Scattate da me e da tanti – manifestanti e passanti – colpiti da una concentrazione di età tanto inferiore allo standard dei manifestanti. Colpiti, forse, anche dallo striscione sulla scuola, non abbastanza ricordata né dalle parole degli intervenuti (a parte Rodotà), né da una presenza massiccia e coesa, come sarebbe stato auspicabile.

Il giorno dopo, scambi di impressioni e di immagini. Chattando su facebook con Lavinia, studentessa della mia terza liceo classico, le chiedevo di inviarmi una foto che li riprendesse davvero tutti: quella che avevo ricevuto tagliava fuori qualcuno. Postata con le parole di Calamandrei («La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere»), un’altra immagine. «Ecco l’ho trovata! Qui ci siamo tutti! Grazie a lei per averci, ancora una volta, indirizzato verso un evento che ha arricchito le nostre menti, scosso i nostri cuori ed ha segnato un'altra fondamentale tappa del nostro cammino. Ci tenevo a dirle che sono stata felicemente sorpresa di vedere le vostre generazioni ancora così piene di energia, di speranza, di voglia di fare, mentre i miei coetanei, che dovrebbero trovarsi sempre in prima fila, erano davvero pochissimi in proporzione!».

Sorpresa, soddisfazione, orgogliosa di loro. Le nostre generazioni, le loro. Bellissimi, in una giornata di festa democratica, che muovono – alla loro maniera, diversa dalla nostra di un tempo – passi importanti verso l’appropriazione della cittadinanza consapevole. Forse non tutto è perduto.

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