Adista n. 40 "Provaci ancora prof... A demolire la scuola" di Marina Boscaino

Adista n. 40 Provaci ancora prof... A demolire la scuola di Marina Boscaino

Tra le varie produzioni televisive e cinematografiche ambientate a scuola – si passa dal magnifico “La scuola” di Daniele Luchetti, ai “Liceali”, banale e didascalica tranche su vizi e virtù della generazione dello “scialla!” – ha colpito particolarmente la mia attenzione “Provaci ancora prof”, giunto alla conclusione della V stagione, che ho intercettato casualmente solo nelle ultime puntate.

Veronica Pivetti è Camilla Baudino, la prof in questione, che insegna all’Istituto “Nelson Mandela”. Nonostante le sue materie siano Italiano e Storia, Baudino trascorre le proprie giornate – comprese la gran parte delle ore di servizio – a risolvere enigmi polizieschi, che da una parte appagano la sua passione investigativa, dall’altra la sua passione non dichiarata ma evidente per il vicequestore Berardi. Quando è in classe riceve continue telefonate, provvede a frettolose quanto superficiali verifiche/spiegazioni sulla base di un programma del tutto incoerente nei contenuti, tesse pedissequamente una relazione educativa con gli studenti che transita attraverso la simpatia umana e la grande forza attrattiva determinata dal suo frequente allontanarsi dalla cattedra. Abbandona le classi per accompagnare la polizia in un sopralluogo; si assenta da scuola – compiacenti il dirigente o qualche collega – per proseguire le sue personali indagini; trascorre metà dell’ora di lezione a concepire strategie per arrivare alla soluzione del caso di turno.

Sì, perché ovviamente capitano tutte a lei, triste epigona di Miss Marple e di Poirot. Gli omicidi più efferati, i misteri più intricati si sviluppano sempre sotto i suoi occhi. Le capita persino che un collaboratore scolastico – ovviamente bullo, maleducato, provocatorio e impunito, come si dice a Roma – sia ucciso proprio nella scuola e ovviamente trovato da lei, che subito si auto-incarica di risolvere il caso. Il fatto indubbiamente singolare – che però non desta, nel mondo della Baudino, quasi alcuno scalpore, poiché è risaputo che nelle scuole italiane i collaboratori scolastici muoiono spesso ammazzati e per giunta dentro gli istituti – continua ad apparire normale persino quando la prof-investigatrice svela il coinvolgimento di una collega (che, come altrettanto spesso accade, veniva molestata sessualmente dal collaboratore – bidello, sporco e cattivo! – sotto gli occhi degli studenti) nell’omicidio stesso.

Le forze di polizia, ma soprattutto la scuola, escono letteralmente distrutte da questa serie televisiva. Il tono brillante e la simpatia degli attori non possono (né, evidentemente, vogliono) nascondere una visione violentemente impropria, un messaggio colpevolmente capzioso; stereotipi di un mondo fortunatamente inesistente. Completamente inconsapevoli dei propri diritti all’apprendimento i ragazzi, cui Baudino chiede continuamente complicità in cambio di una promozione di fatto garantita. Assenteista, superficiale e invadente lei, che costruisce il proprio successo personale e professionale sulle magagne delle istituzioni pubbliche in cui e con cui si trova a operare. Pane per alimentare la disistima sociale che la scuola si è guadagnata (e non solo per propria responsabilità) negli anni. E qualche affondo punitivo del primo Brunetta-Ichino-Panebianco che abbia voglia di occuparsi, distrattamente, di questo tema ormai a senso unico.

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