Adista n. 6 "Umanesimo 2.0" di Marina Boscaino e Marco Guastavigna

Adista n. 6 Umanesimo 2.0 di Marina Boscaino e Marco Guastavigna

«È il ballo, prof! Cosa si era immaginato?», esclama il giovane in coda davanti alla bacheca riservata agli studenti per iscriversi a una delle attività previste per l'autogestione, interpretando del tutto correttamente la faccia stupefatta di un insegnante; l’incredulità è d’obbligo, quando ti trovi davanti l’elenco dei numerosissimi aspiranti al corso di "Latino". Siamo in un istituto professionale metropolitano, nel quale l'avvenimento culturale più importante e seguito dell'anno è stato fino ad ora la visita di un notissimo calciatore, una delle stelle della locale formazione, militante in serie A, titolare fisso in nazionale, al momento infortunato e quindi disponibile a recarsi nelle scuole nell'ambito di una campagna di prevenzione sanitaria. In quell'occasione – par condicio d’obbligo – ai giovani tifosi delle squadre avversarie è stato democraticamente consentito di manifestare le proprie opinioni sportive con qualche rapido fischio, all'ingresso e in aula magna, a cui il giocatore ha risposto con un sorriso. Anche questa volta, però, l'attesa dell'evento è molto alta: concepito in occasione dell'occupazione estemporanea del cortile da parte di qualche centinaio di ragazzi; conquista derivata da un’estenuante trattativa con l'autorità scolastica per definirne oggetto e confini; infine rinviato di una settimana per l'insorgere di difficoltà organizzative, ecco – finalmente – il programma dell’autogestione, epifania estemporanea e graditissima: ma allora è vero! E tutti ad affollarsi davanti all’elenco. Nel tabellone delle proposte predominano le attività sportive, a cui i ragazzi – praticando la competitività, tanto cara al liberismo – cercano di iscriversi per squadre prefissate; poi, oltre alle citate danze, ecco il cineforum (un evergreen), accanto a make-up e giochi di carte, a un imprecisato “dibattito sociale”, a un improbabile “Corso di romeno” (L2, nei fatti: siamo in un professionale!) e a un incontro con “rappresentanze politiche” non meglio definite. Ecco una spontanea esternazione da parte dei ragazzi di ciò che secondo loro dovrebbe integrare il percorso formativo per renderlo più attuale e gratificante. «Per fortuna, dura un giorno solo», il commento di molti docenti. Sui quotidiani hanno tenuto banco occupazioni, autogestioni, occasioni di didattica condivisa di questo autunno, di seria mobilitazione di studenti e insegnanti: ricche di contenuti, articolate su più giorni, persino “onorate” dalla presenza di qualche personalità della cultura di questo nostro Paese che pratica il principio di uguaglianza con tutti i se e i ma che il diritto di nascita consiglia. Mentre i liceali ora sono impegnati con l’uscita delle materie per l’Esame di Stato, con corsi di recupero, con i programmi, in questa periferia della città e dei diritti, l’esercizio della cittadinanza e della partecipazione, le “prove tecniche di democrazia” fotografano e confermano una scuola italiana a marce differenziate: fuori tempo massimo, ultimi anche in questo. Non ci stancheremo mai di ripetere che quella di serie B, con percentuali di popolazione disagiata straordinariamente superiori a quella dei “piani alti”, a quella del “sapere” contro il “saper fare”, meriterebbe non solo un occhio di riguardo, ma cuore, energie, finanziamenti e competenze per diventare davvero ciò che la nostra Costituzione ha previsto.

Rispondi in questo thread

Questo sito utilizza cookies e altre tecnologie di tracciamento per distinguere tra personal computer, impostazioni e scopi analitici/statistici personalizzati, customizzazione dei contenuti e ad serving. Il sito potrebbe contenere cookies di terze parti. Se vuoi continuare a navigare sul sito, le impostazioni attuali saranno mantenute, ma puoi cambiarle in ogni momento. Per maggiori informazioni: Privacy e polizia dei Cookie