"Alunni speciali. Non solo dislessia" UN LIBRO DA LEGGERE!

UN LIBRO DA LEGGERE!"Gli alunni “difficili” sono quelli che non hanno mai il materiale o, se qualche volta lo portano, immediatamente lo perdono, lo barattano, lo distruggono.Sono in perenne ritardo, non si ricordano mai di far firmare gli avvisi che tu incolli sul diario, quando tutta la classe è in refettorio, perché trovi per caso il foglietto sotto la sedia, calpestato e un po’ strappato.Appena chiedi l’attenzione di tutti, gli alunni difficili guardano altrove, producono rumori fastidiosissimi, molto noto è quello del velcro delle scarpe da ginnastica o il tictac della biro, oppure ti interrompono continuamente con domande su cose che hai appena finito di spiegare.Certe volte stanno in fila, ma solo quando vogliono nascondersi dietro qualcuno.Durante la visione dei film ridono rumorosamente quando la scena è tragica, oppure li trovi che appiccicano la cicca sulla maglietta del compagno.Non parliamo del rendimento scolastico… perdono gli schemi di sintesi, il loro raccoglitore ad anelli è un trionfo di fogli ciondolanti, appena lo prendi in mano e chiedi di chi è, perché naturalmente l’etichetta c’era, ma è stata ricoperta di scarabocchi orribili se non è mezza strappata, riassunti e approfondimenti cadono al suolo con effetti devastanti sulla concentrazione degli altri. Ogni tanto svuotano le “bic” per farne cerbottane, o colorano con i pennarelli pagine intere del sussidiario, proprio nella pagina che insieme avevate sottolineato per evidenziare le famose parole-chiave.Ma… c’è un ma.Loro, questi ragazzini ribelli e “maleducati”, che stentano a leggere, che si assentano di venerdì o di lunedì o in entrambi i giorni, queste piccole pesti possiedono un talento in umanità senza pari: sono i primi a dirti che Francesco sta piangendo, sanno essere amici leali e addossarsi la colpa per proteggere i compagni, specialmente quelli più fragili.Si accorgono che tu hai voglia di piangere o che stai pocobene, vedono per primi il cambio delle stagioni, sanno comporrepoesie sublimi, piene di saggezza e di riflessioni profondissimesul senso della vita.Sono quelli che quando fai le preposizioni semplici diadainconsupertrafra non le sanno ripetere in fila, ma ti stupiscono dicendo che ridere con te non è proprio la stessa cosa che ridere di te.Loro, gli alunni difficili, non sanno ripeterti la lezione di scienze, ma conoscono esattamente tutti i tipi di balena e di orca e di delfino esistenti al mondo, dove abitano e cosa mangiano, parli di geometria e ti chiedono di italiano, fai storia e ti domandano di fulmini e saette.… questi alunni difficili ti fanno stare bene a scuola, senza di loro non sapresti come fare a inventarne ogni giorno una nuova, ti danno dritte meravigliose che ti lasciano basita e ti chiedi comecavolohofattoanonpensarciprimaeh!Puoi incontrarne moltissimi, o anche no, ma tu sai che sono i migliori.Grazie a loro sorridi e piangi allo stesso tempo, una tempesta emotiva che fa bene al cuore e alla mente, per loro vai al cinema a vedere l’ultimo cartone animato, perché te l’hanno fatto amare mentre te lo raccontavano minuziosamente in mensa, col cucchiaio a mezz’asta e gli occhi pieni dimeraviglia.Gli alunni difficili poi migliorano l’istituzione scolastica, perché è a loro che pensiamo quando organizziamo qualsiasi cosa… perché sono persone che ti fanno guardare sempre avanti, precorrono i tempi.Gli alunni difficili non sono difficili per niente, semplicemente si annoiano, perché possiedono intelligenza emotiva e sensibilità grandissime, la loro anima è sempre in movimento, sognano e amano come nessuno e tu li ricorderai finché avrai vita, provando una nostalgia indescrivibile ogni volta che ti vengono in mente, e le volte non saranno poche.E quasi sempre questi alunni difficili, quando diventano uomini edonne, cercano di cambiare il mondo, talvolta riuscendoci in modo mirabolante, talvolta con piccoli e preziosi gesti quotidiani, occupandosi degli altri con amore e discrezione.

Donatella Cosco, in AAVV, "Alunni speciali. Non solo dislessia", De Agostini, Novara 2012, pp 11-12.

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