Bambini prodigio, I.Q., savant

Che cos'è il talento?

Tutti conoscono bambini intelligenti che impegnandosi raggiungono un ottimo profitto: si tratta di bambini che si collocano nel segmento superiore che interessa il 10-15 per cento degli studenti; solo una parte - pari al 2-5 per cento - di questo segmento può però definirsi dotato. I bambini dotati (o i bambini prodigio, null'altro che una loro versione estrema) differiscono dai coetanei brillanti in almeno tre aspetti:

I bambini dotati sono precoci. Questi soggetti arrivano prima degli altri a padroneggiare determinate materie e apprendono più velocemente dei bambini normali.

I bambini dotati hanno un proprio ritmo d'apprendi-mento. Spesso compiono scoperte da soli e riescono a intuire la soluzione di un problema senza passare attraverso una serie di passaggi logici lineari.

I bambini dotati sono spinti da una sorta di "frenesia di imparare". Hanno un profondo interesse per i campi in cui dimostrano grande abilità - per esempio la matematica o l'arte - ed è facile che si concentrino a tal punto su di esso da perdere la percezione del mondo esterno. Questi sono bambini che imparano a leggere da soli quando a mala pena sanno camminare, scolari che in seconda elementare disegnano meglio di molti adulti e che alla scuola media si destreggiano come niente fosse nella matematica universitaria. La fortunata combinazione di interesse ossessivo e abilità di apprendere può facilmente portarli a grandi risultati nell'ambito che hanno scelto. D'altra parte, i bambini dotati sono più vulnerabili alle interferenze sociali ed emotive di quanto si pensasse una volta.

Classi sociali e Q. I.

Il primo studio completo sui soggetti dotati, effettuato in un arco di oltre 70 anni, fu avviato alla Stanford University all'inizio del secolo scorso da Lewis M. Terman, uno psicologo che aveva un'opinione alquanto rosea dei bambini dotati. Il suo studio seguì, nel corso della loro vita, più di 1500 bambini con elevato QI. Per essere ammessi allo studio, i bambini venivano dapprima segnalati dai loro insegnanti e poi dovevano conseguire un QI di almeno 135 (rispetto a una media di 100) nel test di Stanford-Binet. Questi bambini erano precoci: di solito avevano cominciato presto a parlare e a camminare e avevano imparato a leggere prima dell'ingresso a scuola. I loro genitori li descrivevano come insaziabilmente curiosi e dotati di eccellente memoria.

Terman descrisse con entusiasmo i soggetti, dipingendoli come superiori agli altri non solo quanto a intelligenza, ma anche per salute fisica, adattamento sociale e inclinazioni morali. Le sue conclusioni diedero origine al mito che il bambino dotato fosse per natura felice e ben adattato, bisognoso di pochi interventi speciali. A posteriori, si può dire che probabilmente lo studio di Terman presentava qualche pecca.

Nessun bambino vi era ammesso se non era stato segnalato da un insegnante come uno degli elementi migliori e più brillanti; probabilmente gli insegnanti ignorarono i bambini dotati ma socialmente male adattati, solitari o ai quali era difficile insegnare. Inoltre, le ottimistiche valutazioni riguardanti l'adattamento sociale e la personalità dei bambini dotati furono eseguite dagli stessi insegnanti che avevano scelto i soggetti da ammettere allo studio. Infine, quasi un terzo del campione proveniva da famiglie di professionisti, appartenenti alla classe media.

Pertanto, Terman confuse il QI con la classe sociale. Il mito del bambino dotato, ben adattato socialmente e al quale è facile insegnare, persiste a dispetto delle più recenti dimostrazioni di una realtà opposta. Mihaly Csikszent-mihalyi, dell'Università di Chicago, ha dimostrato che i bambini con abilità straordinarie non sono socialmente in sintonia rispetto ai loro coetanei. Questi bambini tendono a essere introversi, altamente motivati e a pensare in modo indipendente. Passano da soli più tempo del normale e, sebbene traggano energia e piacere dalla propria vita interiore, dichiarano anche di sentirsi soli.

Quanto più estremo è il livello del loro talento, tanto maggiore è l'isolamento che essi percepiscono. Ricercatori contemporanei hanno stimato che, fra i bambini dotati, il 20-25 per cento ha problemi sociali ed emotivi, il che corrisponde a un'incidenza doppia del normale; invece, i bambini moderatamente dotati non presentano un'incidenza di questi problemi superiore alla norma. Spesso, a metà dell'infanzia, i soggetti dotati cercano di nascondere le proprie abilità nella speranza di rendersi più graditi agli altri.

Un gruppo particolarmente a rischio, che tende ad adottare questa strategia di basso rendimento, è quello delle bambine dotate nelle materie scolastiche, le quali, rispetto alle loro controparti maschili, vanno incontro con maggior frequenza a depressione, bassa autostima e sintomi psicosomatici. In molti bambini dotati, la combi-nazione di cono-scenze precocemente acquisite, isolamento sociale e vera e propria noia è una sfida formidabile per gli insegnanti che si trovano a doverli educare insieme con i loro coetanei normali.

A complicare la situazione c'è il fatto che alcuni bambini dotati possono essere molto precoci rispetto ai coetanei in un particolare campo, e molto indietro in altri. La desincronizzazione di questi bambini, dotati in modo non uniforme, sembra a volte talmente spinta da apparire senza speranza.

Talenti non uniformi

Terman era un fautore della concezione secondo la quale i bambini dotati sarebbero pieni di talento in tutte le materie scolastiche. Effettiva mente, alcuni bambini particolari hanno capacità verbali straordinarie associate a grandi abilità spaziali, numeriche e logiche che consentono loro di eccellere anche in matematica. Questi soggetti sono facili da individuare: riescono straordinariamente bene in tutto. Molti bambini, però, hanno talento in un'area di studio e sono mediocri, o addirittura hanno difficoltà di apprendimento, in altre.

Può trattarsi di bambini creativi che però a scuola pongono problemi e le loro doti, pertanto, non vengono immediatamente riconosciute. Nei bambini dotati la disuniformità del talento è molto comune. Una recente indagine, condona su più di 1000 adolescenti dotati di grande talento scolastico, ha rivelato che oltre il 95 per cento di essi presentava una forte disparità di interessi fra area verbale e matematica. Eccellenti doti spaziali e matematiche spesso si accompagnano a capacità verbali mediocri o addirittura carenti.

Julian Stanley, della Johns Hopkins University, ha scoperto che molti bambini dotati, selezionati per speciali programmi estivi di matematica avanzata, presentano enormi discrepanze nelle loro abilità verbali e matematiche. Uno di essi, di otto anni, conseguì un punteggio di 760/800 nella parte matematica dello Scholastic Assessment Test (SAT), ma di soli 290/800 nella componente verbale. In un'analisi retrospettiva condotta su matematici di levatura mondiale, lo psicologo Benjamin S. Bloom, allora all'Università di Chicago, scoprì che nessuno dei soggetti aveva imparato a leggere prima di andare a scuola (cosa invece comune in moltissimi bambini dotati) e che sei di essi avevano avuto problemi a imparare a leggere.

Uno studio retrospettivo su alcuni inventori (che presumibilmente hanno una grande attitudine meccanica e spaziale) ha dimostrato che da bambini avevano faticato moltissimo con la lettura e la scrittura.

Doti spaziali e matematiche con capacità verbali carenti

In effetti, molti bambini con difficoltà di linguaggio possono avere notevoli abilità spaziali. Thomas Sowell, della Stanford University, economista per formazione, ha condotto uno studio sui bambini che cominciano tardi a parlare dopo che suo figlio aveva iniziato a esprimersi verbalmente a quasi quattro anni. Questi bambini avevano tendenzialmente grandi abilità spaziali per esempio eccellevano nei puzzle - e moltissimi di loro avevano parenti che svolgevano professioni nelle quali occorre questa dote.

Il dato che forse colpisce di più è che il 60 per cento di questi bambini aveva, fra i parenti di primo o secondo grado, degli ingegneri. L'associazione fra carenze verbali e talenti spaziali sembra particolarmente forte nei soggetti dotati per le arti visive. Insieme con Beth Casey, del Boston College, ho scoperto che gli studenti universitari iscritti a facoltà di tipo artistico fanno molti più errori d'ortografia di quelli che si specializzano in matematica o in aree verbali come lettere o storia.

In media, gli studenti d'arte non solo sbagliavano la grafia di oltre metà delle parole in una lista di 20, ma compivano anche tipi di errori associati a scarse abilità di lettura. I molti bambini che possiedono un talento in un'area spe-cifica e hanno difficoltà di ap-prendimento in altre rappre-sentano un pro-blema.

Se la scuola li educa come se fosse-ro globalmen-te dotati, essi si scontreran-no con fru-strazioni con-tinue nelle aree in cui sono più de-boli; ma se li si farà restare indietro in con-siderazione delle loro carenze, si annoieranno nei campi in cui sono più dotati. Peggio ancora, quando i soggetti dotati in modo non uniforme subiscono queste frustrazioni e sono liquidati come disadattati o tipi problematici, i loro effettivi talenti possono passare del tutto inosservati.

I savant: la non uniformità portata all'estremo

I casi più estremi di coesistenza di talenti spaziali o matematici e deficit verbali si riscontrano nei savant. Costoro sono soggetti ritardati (con QI compresi fra 40 e 70) e autistici, o comunque presentano sintomi di tipo autistico. Di solito possiedono un'abilità nella norma mentre le altre sono gravemente limitate. Ma i savant più rari - ne sono noti meno di 100 - presentano una o più abilità a livello prodigioso. Di solito i savant eccellono nelle arti visive, nella musica o nella fulminea esecuzione di calcoli. Nel loro campo limitato, essi ricordano i bambini prodigio, dimostrando capacità precoci, apprendimento autonomo e una sorta di frenesia di apprendere.

Per esempio Nadia, una disegnatrice savant, a tre-quattro anni eseguiva schizzi più realistici di qualsiasi bambino prodigio della sua stessa età. Spesso, inoltre, i savant superano i bambini dotati per precisione mnemonica. I savant sono una versione estrema dei bambini non uniformemente dotati. Proprio come i soggetti dotati hanno spesso genio matematico o artistico e difficoltà di apprendimento nel campo del linguaggio, i savant tendono a esibire un'abilità visiva e spaziale altamente sviluppata associata a gravi deficit del linguaggio. Una delle spiegazioni più accreditate di questa sindrome ipotizza un'organizzazione cerebrale atipica, in cui l'emisfero sinistro del cervello (che di solito controlla il linguaggio) presenterebbe deficit compensati dall'emisfero destro (che controlla le abilità visive e spaziali).

I prematuri

Secondo Darold A. Treffert, uno psichiatra che ora si dedica alla libera professione a Fond du Lac (nel Wisconsin), il fatto che molti savant siano neonati prematuri concorda con quest'idea di un danno all'emisfero sinistro e conseguente compensazione sul lato destro. Nell'ultima fase della gestazione, il cervello fetale va incontro a un fenomeno di sfoltimento nel quale un gran numero di neuroni in eccesso muore (si veda l'articolo Lo sviluppo del cervello di Carla J. Shatz in "Le Scienze" n. 291, novembre 1992).

Tuttavia è probabile che il cervello dei bambini nati prematuramente non abbia ancora subito questo processo; se poco prima della nascita l'emisfero sinistro sperimentasse un trauma, numerosi neuroni non ancora specializzati in altre parti del cervello potrebbero essere utilizzati per compensare la perdita, portando forse a spiccate abilità controllate dall'emisfero destro.

Un simile trauma che interessa il cervello di un neonato prematuro potrebbe insorgere in molti modi, dipendenti dalle condizioni in cui si svolge la gestazione, da carenza di ossigeno durante il parto o anche dalla somministrazione di troppo ossigeno nel periodo postnatale. Una somministrazione eccessiva di ossigeno ai bambini prematuri può causare, oltre a danni cerebrali, anche cecità; molti savant musicali presentano le tre caratteristiche di nascita prematura, cecità e spiccate abilità legate all'emisfero destro.

I mancini

Probabilmente anche i bambini dotati hanno, in una certa misura, un'organizzazione cerebrale atipica. Quando studenti con capacità nella media sono sottoposti a test per verificare quale parte del cervello controlli le loro abilità verbali, generalmente emerge che si tratta esclusivamente di quella sinistra. Ma quando si sottopongono agli stessi test i soggetti dotati in matematica, il linguaggio risulta controllato da entrambi gli emisferi; in altre parole, il lato destro del loro cervello partecipa a compiti solitamente riservati al sinistro.

Questi bambini tendono anche a non essere chiaramente destrimani: un'indicazione del fatto che il loro emisfero sinistro non è nettamente dominante. Lo scomparso Norman Geschwind, neurologo della Facoltà di medicina di Harvard, era affascinato dal fatto che fra gli individui con pronunciati talenti, controllati dall'emisfero destro (in matematica, musica e arte), ci fosse una quantità superiore alla media di soggetti non destrimani (mancini o ambidestri) e si riscontrasse un'incidenza relativamente elevata di deficit riguardanti aspetti controllati dall'emisfero sinistro: per esempio ritardo nel linguaggio, balbuzie o dislessia.

Geschwind e il suo collega Albert Galaburda teorizzarono che questa associazione di talento e deficit, che chiamarono "patologia della superiorità", fosse una conseguenza degli effetti del testosterone sul cervello fetale in via di sviluppo.

L’avvelenamento da testosterone

Geschwind e Galaburda osservarono che, nel cervello fetale, un elevato livello di testosterone può ritardare lo sviluppo dell'emisfero sinistro, il che a sua volta può causare uno sviluppo compensatorio dell'emisfero destro. Questo "avvelenamento da testosterone" potrebbe anche spiegare perché l'incidenza di talento matematico e spaziale, di mancinismo e ambidestrismo nonché delle patologie del linguaggio sia superiore nei maschi rispetto alle femmine.

Essi notarono anche che i bambini dotati tendono a soffrire di disturbi immunitari - per esempio allergie e asma con una frequenza superiore alla norma; l'eccesso di testosterone può infatti interferire con lo sviluppo del timo, una ghiandola che ricopre un ruolo importante nello sviluppo del sistema immunitario.

L'esposizione al testosterone resta una spiegazione controversa dell'origine dei talenti non uniformi, e attualmente le prove a sostegno della teoria di un danno cerebrale e della compensazione nei savant sono scarse. Ciò nondimeno, sembra certo che i talenti vengano "cablati" nel cervello del neonato, dato che savant e bambini dotati presentano abilità estremamente elevate fin dalla più tenera età, prima cioè che abbiano potuto passare molto tempo a sviluppare il proprio talento.

Valorizzare i talenti

Poiché molti bambini profondamente dotati hanno talenti non uniformi, sono socialmente isolati e a scuola si annoiano, qual è il modo migliore per educarli? Oggi la maggior parte dei programmi per allievi dotati tende a rivolgersi a bambini che abbiano conseguito punteggi pari o superiori a 130 nei test di QI; ogni settimana essi ricevono qualche ora di istruzione speciale al di fuori della loro classe. Purtroppo simili programmi non funzionano con gli studenti di maggior talento. In genere, le scuole concentrano sugli individui di discreto talento le poche risorse di cui dispongono per l'educazione dei soggetti dotati.

Questi bambini costituiscono la maggioranza dei partecipanti ai programmi speciali: si tratta di studenti brillanti, con capacità notevoli, ma non straordinarie, che non si trovano a dover affrontare i problemi della precocità e dell'isolamento nella stessa misura dei bambini estremamente dotati. Questi bambini anzi la maggior parte degli scolari riceverebbero un servizio migliore se la scuola elevasse i propri standard in generale. Paesi come Giappone e Ungheria ripongono nei bambini aspettative maggiori rispetto agli Stati Uniti e ai paesi europei occidentali; questi bambini, che siano o meno dotati, si dimostrano all'altezza della sfida ottenendo risultati a più alto livello.

Le esigenze dei soggetti moderatamente dotati potrebbero essere soddisfatte semplicemente adottando programmi standard più impegnativi. L'uso del QI come filtro per i programmi rivolti ai soggetti dotati tende anch'esso a sbilanciare questi programmi a favore dei soggetti moderatamente dotati, che sono relativamente numerosi, trascurando bambini estremamente dotati in modo non uniforme. Molti di questi offrono prestazioni deludenti nei test di QI, in quanto il loro talento è matematico o linguistico, ma non di entrambi i tipi. Gli studenti con talenti musicali, artistici o atletici sono anch'essi regolarmente esclusi.

Invece di fare affidamento sui test per la determinazione del QI, avrebbe più senso identificare i soggetti dotati esaminando il loro passato profitto in aree specifiche. Le scuole dovrebbero collocare i bambini estremamente dotati in corsi avanzati nelle sole aree in cui hanno talento. Le materie in cui lo studente non ha doti eccezionali potrebbero continuare a essere insegnate nelle classi normali.

Le opzioni per classi avanzate comprendono misure quali corsi speciali per i bambini dotati, il loro affiancamento a studenti più grandi della stessa scuola e l'iscrizione a corsi universitari o a programmi estivi accelerati che insegnino in qualche settimana il programma normalmente svolto in un corso annuale. I bambini estremamente dotati desiderano intensamente compiere un lavoro stimolante nel campo in cui hanno talento e stare in compagnia di individui con capacità simili alle loro. Solo offrendo stimoli e opportunità appropriati la mente straordinaria di questi giovanissimi potrà sbocciare. (fonte Scientific American)

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