Cattiva maestra televisione di Marina Boscaino

Adista n 21 Cattiva maestra televisione di Marina Boscaino

Lo spettacolo sconcio di una trasmissione pomeridiana, peraltro con una lunghissima tradizione alle spalle, in cui uomini e donne si fronteggiano. Da Wikipedia, su “Uomini e Donne”: «I partecipanti alla trasmissione sono uomini e donne con un'età che va dai quarant'anni in su. In questo trono non c'è un singolo tronista, ma due gruppi di uomini e donne che cercano un nuovo amore e che possono scegliere di conoscere tra i vari partecipanti la persona con cui sentono una maggiore intimità ed affinità». Immaginate le scene di questa affermata deriva del voyeurismo becero. Tron(ista)o o non tron(ista)o, ho sempre pensato che le trasmissioni di Maria De Filippi rappresentino il peggio del trash, soprattutto per l’ambiguità del personaggio che le propone: con eleganza, misura, ragionevolezza e falsa sobrietà, è da anni capace di solleticare i peggiori istinti in soggetti alla ricerca di una effimera visibilità mediatica. Finalmente – poco dopo la partecipazione di Matteo Renzi ad una delle trasmissioni di questa semi monopolista del palinsesto berlusconiano (è la “modernità”, bellezza!), di cui De Filippi interpreta alla perfezione le finalità (uccidere definitivamente la coscienza critica nella gente, formare consumatori acritici) – don Luigi Merola, giovane prete napoletano, da diversi anni impegnato a Forcella nel recupero di giovani e bambini che cerca di sottrarre alle mire della criminalità organizzata, condividendo con loro una cultura della legalità, ha detto parole che sottoscrivo senza esitazione: «Bisogna toglierli [i giovani] dalla strada, dalla televisione spazzatura e dal web: Maria De Filippi è la vera cattiva maestra d'Italia». La dichiarazione è stata contornata da una serie di affermazioni altrettanto condivisibili sulla sua ex ministra, la Gelmini (don Merola è stato incaricato dal Miur per la promozione della legalità nelle scuole): «Ha distrutto la scuola italiana, che era già in rovina: i ragazzi devono essere accolti con passione, non da professori arrabbiati. Bisogna investire nella formazione dei docenti. Si sono alternati i ministri negli ultimi anni, ma i capi dipartimento sono rimasti sempre quelli». Parole molto chiare, che toccano chiaramente alcuni nodi mai bene analizzati dello sfascio attuale: di quelle che stentiamo a raccogliere tra coloro che dovrebbero rappresentare i nostri interlocutori politici (ma dove sono, nell’era delle larghe intese?). Un colpo al cerchio e uno alla botte; senza “no!” non negoziabili rispetto alla determinazione di principi e modelli, costoro hanno consentito, anche con un pizzico di acquiescenza utilitaristica e di saggia capacità di mediazione – modello Renzi con il giubbotto di pelle ad “Amici” (ma, d’altra parte, la cancellazione del “peccato originale” ha tenuto impegnati molti dei mentori degli attuali quadri del Pd) – di riprodurre un modello culturale basato su omologazione a pensiero unico, consumismo acritico, spettacolarizzazione dell’esistenza e della relazioni. Mentre scrivo si celebrano i funerali di don Gallo, accompagnati dalle note di “Bella Ciao”. Viva don Gallo e viva tutti quegli uomini di Chiesa e non che interpretano ancora il senso del messaggio cristiano di fratellanza e di umiltà, con passione e devozione e con il coraggio dell’antagonismo morale radicale.

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