Come è andata alle prove preselettive del concorso docenti?

Come è andata? Non so quanti di voi fossero tra i più di trecentomila candidati alle prove preselettive del concorso docenti, ma vorrei proprio sentire come è andata. Questo concorso è un passo importante e fin da subito ci siamo molto preoccupati delle sue implicazioni. Certo, era giustissimo riaprire la prassi dei concorsi e in un Paese normale si dovrebbe alimentare il corpo docente ogni anno, con concorsi seri e programmati sul reale fabbisogno. In tal modo le graduatorie potrebbero diventare un ricordo. Ma la nostra preoccupazione riguardava l’impatto della prova preselettiva. L’impatto psicologico che un test ansiogeno avrebbe avuto sui candidati e quanto questo impatto avrebbe oscurato le loro reali capacità di insegnare. Quanta parte dei risultati deriverà dalle reali competenze dei candidati e quanta dalla loro capacità di gestire l’ansia in un compito di questo genere? Questo compito è il più adatto per selezionare le persone che potranno poi svolgere la parte fondamentale del concorso? Credo che sia un compito troppo alieno dalle normali situazioni di lavoro e troppo ansiogeno, costruito soltanto in funzione delle esigenze della selezione di massa a costi e tempi contenuti, esigenza che deriva dall’aver atteso tredici anni dall’ultimo concorso...

Ci siamo preoccupati anche dell’impatto dopo il test, non solo durante. Che impatto potrà avere un risultato negativo? Come reagisce la psicologia di chi ha «fallito» pur insegnando magari da anni? A cosa attribuirà questo risultato negativo, come reagiranno la sua autostima e la sua motivazione? Una bocciatura è sempre uno shock emotivo, fatto di rabbia, tristezza e demotivazione: ma è qualcosa da circoscrivere e da capire. Da portare alle sue reali dimensioni: un tentativo fallito, un’occasione rimandata, un’esperienza difficile ma utile... Qualcosa che non boccia il valore personale né deve spegnere una vera motivazione. Rialzarsi con maggiore grinta e capire bene cosa non ha funzionato. Nella preparazione, nelle competenze, nel modo in cui si è gestito il test. Mi piacerebbe vedere che le innumerevoli realtà che si sono occupate della preparazione dei candidati prima della grande battaglia si prendessero cura adesso dei tanti feriti.

La storia della cultura e della scienza è piena di grandi figure che hanno incontrato battute d’arresto. A tale riguardo, proprio in questo numero della rivista, Marco Orsi, esponendo alcune acute riflessioni sulla scuola attuale, evidenzia come molti grandi personaggi che hanno fatto la storia nelle più diverse discipline, dalla letteratura alla fisica, avessero ottenuto risultati pessimi, secondo i criteri di valutazione adottati dalla scuola: Marcel Proust ed Émile Zola erano considerati praticamente incapaci di scrivere, Giacomo Puccini e Anton Čechov furono bocciati, Giuseppe Verdi non superò l’esame di ammissione al Conservatorio che oggi porta il suo nome, Thomas Edison era un alunno pigro e che dire di Albert Einstein, a scuola considerato «una catastrofe»?

A questo punto vogliamo rivolgere un augurio, sia ai candidati che sono passati e stanno studiando al massimo sia a quelli che non sono passati e che continuano il loro lavoro nella scuola con dedizione e competenza reale. Si tratta di un augurio che riguarda la crescita professionale: chi non si ricorda le famigerate tre I della scuola italiana morattiana? Bene, il nostro augurio è quello di diventare sempre più insegnanti con tre I maiuscole, nel nostro caso a significare Inclusione, Innovazione e Indipendenza intellettuale. Auguriamo a queste persone e alla scuola italiana, che lo merita, di poter essere insegnanti inclusivi: sostenitori cioè dei valori universali e di promozione sociale che la nostra Costituzione assegna alla scuola, per tutti gli alunni, con le loro differenze e caratteristiche umane e sociali. Insegnanti inclusivi e non esclusivi, segreganti, ingiusti. Insegnanti dell’individualizzazione, della personalizzazione, degli adattamenti, delle differenziazioni, delle pluralità. Auguriamo a queste persone e alla scuola italiana, che lo merita, di poter essere insegnanti innovatori: curiosi, sperimentatori e coraggiosi. Professionisti che non si accontentano di ciò che è noto e abitudinario e vogliono invece trovare nuove soluzioni, affrontando temi grandi, come il digitale, le neuroscienze, le nuove complessità dei saperi per la vita. Insegnanti innovatori che cambino finalmente il modo di apprendere e di insegnare. Auguriamo a queste persone e alla scuola italiana, che lo merita, di poter essere insegnanti indipendenti, intellettuali liberi, per formare cittadini liberi. Insegnanti cioè che non si piegano al conformismo burocratico ministeriale e scolastico, al conformismo opportunistico di qualche collega, alle resistenze corporative, alle pressioni delle famiglie e degli studenti, alle mode culturali. Queste sono le nostre tre I che ci auguriamo caratterizzino gli insegnanti che verranno.

E per finire un altro augurio ancora, più tradizionale ma non per questo meno sincero, di buon Natale e buon anno nuovo.

PS entrate nel sito del GRIIS, gruppo di ricerca su integrazione e inclusione scolastica della Libera Università di Bolzano e partecipate alla ricerca promossa dall’Osservatorio indipendentewww.integrazioneinclusione.worldpress.com. Grazie!

Dario Ianes

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