COMPRARSI IL MERITO

COMPRARSI IL MERITO. La formazione è il buisness di questi anni. Più la scuola pubblica dei singoli Stati è scadente, più per le scuole private si aprono nuovi promettenti mercati. Il fatto poi che la preparazione dei singoli studenti sia definita dall'Ocse, un ente economico privato, è una ulteriore garanzia verso il futuro estendersi della privatizzazione dell'istruzione e della conoscenza. A Pa rma, nei giorni scorsi, all'entrata dell'ateneo dove si svolgevano i test di ammissione alle facoltà di Medicina e Odontoiatria, ragazze e ragazzi pagati dal Cepu distribuivano voltantini che invitavano ad aggirare i test iscrivendosi ad una università europea. Insomma, pagando. Perchè con un anno di studio in altre nazioni europee, spiegavano, poi si può rientrare in una università italiana al secondo anno di medicina. Così si aggira il test del numero chiuso per l'escrizione ad alcune facoltà. Naturalmente con l'aiuto di Cepu: pagando, dunque. Insomma: fatta la legge, trovato l'inganno? Quasi. Comunque sia, il messaggio che come adulti si dà ai più giovani non lascia spazio a dubbi: Perchè studiare, quando basta pagare? Ecco, dopo averli chiamati bamboccioni e scansafatiche, così si prendono di nuovo in giro gli studenti e le loro famiglie. Parlando falsamente di “merito” - parola grimaldello per far entrare nella scuola in questi anni qualsiasi indecenza antipedagogica e antididattica. E offrendo loro, contemporaneamente, scappatoie per “comprarsi il merito”. Privatamente. E mai per “meritarselo”, questo merito. O accettare i suoi verdetti negativi. O ribellarsi democraticamente verso test che sono troppo spesso errati o telecomandati. Si arriva così all'assurdo che, vendendo il sogno di un lavoro che molti giovani mai avranno, solo il sogno, i giovani vengano derubati: dei soldi e del loro sogno. Potrebbero degli adulti fare di peggio ai propri figli? Eppure è quello che in questi anni sta accadendo nel silenzio pressochè generale. Dei giovani. Dei loro genitori.Giuseppe Caliceti

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