Da un paio di giorni mi gira per la testa una similitudine sportiva riguardante i Bes, leggete!

Da un paio di giorni mi gira per la testa una similitudine sportiva riguardante i Bes.

Si parla spesso di sfide a scuola... lo sport è sfida.

Mi sono immaginato una trasformazione del gioco del calcio come se il calcio stesso non potesse più rispondere alle esigenze dello sport moderno. Andiamo con ordine.

La scuola è come una squadra di calcio che per decenni ha avuto un ruolo importante, anche in campo europeo. I fasti di un tempo (integrazione scolastica ad esempio) però si sono impolverati e, nei vari campionati, si stanno affermando sempre più squadre anglofone che hanno arricchito le tattiche di gioco con schemi innovativi (cooperative learning, problem solving, ecc). Il nostro calcio nel XXI secolo sta un po' arrancando.

L'allenatore (il ministero) decide che per tornare ad essere competitivi in Europa dobbiamo prendere in prestito le tattiche “straniere” e renderle più inclusive con un'interpretazione dei ruoli più dinamica, più di “squadra”, tipo che in attacco gioca il portiere e in porta l'attaccante... dice che non dobbiamo fissarci sui ruoli, ma di essere versatili.

Il pubblico (genitori e famiglie) da anni manifesta una palese delusione e sconforto nei confronti dell'andamento della squadra, anche se i risultati (promozioni scolastiche) a conti fatti accontentano tutti, ma l'allenatore è sicuro che, per poter vincere il campionato, anche il pubblico e i tifosi debbano contribuire a dare indicazioni e suggerimenti alla squadra (si badi ho detto squadra e non allenatore). I “supporters” si sentono all'altezza della situazione d'altronde su questo gli italiani hanno talento... allenatori durante i mondiali, naviganti dopo la tragedia del Concordia, politici che trasformerebbero l'Italia nella Svizzera ecc.

La squadra (docenti) quindi è chiamata a saper ricoprire più ruoli, però senza allenamento. Si perchè l'allenatore ha sempre gestito la squadra sulla tattica e non sull'allenamento: sulla preparazione vige la regola de “allenamento in ordine sparso” (questo metodo di allenamento non ha fondamento scientifico) nel senso che, se i giocatori vogliono possono fare allenamento (a proprie spese) altrimenti possono anche fare a meno. Naturalmente questo non pregiudica la convocazione. I giocatori, preparati o meno, sono comunque chiamati a disputare le partite giornaliere. Quindi ci troviamo di fronte ad una squadra che affronta il campionato puntando su talenti isolati e su quei volenterosi che sentono l'obbligo morale di allenarsi.

Bene con una squadra così organizzata e allenata l'obbiettivo e quello di fare gol. Ah già il gol. A scuola, come nel calcio, il gol si realizza nel momento in cui attraverso un certosino gioco di squadra si riesce a centrare la porta e a mettere la palla nella rete.

Ma è importante la palla?

La palla (gli alunni) è il fulcro del gioco, tutto ruota intorno a lei e lei ruota intorno a tutto: salta, vola, a volte si ferma, sancisce il successo della squadra e le gioie dei tifosi. La palla in rete è un successo.

Società, allenatore, squadra e pubblico dovrebbero IMPEGNARSI per poter far raggiungere il successo scolastico agli alunni, appunto la palla in rete...

Ma gli alunni di oggi non sono più una palla da calcio, quella rotonda che rotola elegante sul manto erboso, non è più prevedibile nelle sue traiettorie, non ha più un moto lineare, standard. L'allenatore si è accorto che la palla non è più una palla da calcio, ma è diventata un pallone da rugby. Giocare a calcio con una palla da rugby è difficile, serve impegno, capacità di intuire il rimbalzo, ma accettarne (come ricchezza) l'imprevedibilità del moto...

giocare solo con i piedi non basta più, si devono usare mani, piedi e tanta testa.

Se il pallone è cambiato, deve cambiare anche il gioco, è questo gioco è il rugby.

Ora non si deve più indirizzare la palla verso una porta, ma bisogna portarla, accompagnarla e posarla per realizzare e raggiungere la meta. La palla nel rugby è un tesoro prezioso che conquista il campo attraverso la coesione e l'unione di tutta la squadra supportata da un pubblico che ama lo sport ed è affascinato da quella “strana” palla.

L'epoca del calcio/scuola non ha più nulla da dire, ora è il tempo del rugby/scuola... sempre di sport si tratta, ma la palla viene trattata in modo diverso. Ora sta agli insegnanti costruire una nuova e profonda modifica culturale all'interno della scuola...

In ambito sportivo il rugby è unanimemente riconosciuto come espressione di una cultura sportiva “raffinata”... prendiamone esempio ed armiamoci di pazienza...

certi cambiamenti non avvengono dall'oggi al domani... nemmeno se li impone l'allenatore.

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