Discussione su un documento di revisione dei programmi del 2007

Ricevo dallo storico Antonio Brusa e volentieri diffondo (devo rileggerlo con molta calma, cosa che non so fare a qualche ora dagli scrutini):

Come saprete, il sottosegretario Rossi Doria ha fatto redigere un documento di revisione dei programmi del 2007, inviato alle scuole per una discussione. Io ho fatto parte di questa commissione, come consulente, e poi ne sono uscito. Vi spiego in questa lettera le mie ragioni. Sono convinto che sia necessario impedire questa revisione, che in molti casi, come per la storia, è un autentico stravolgimento. Vi inviterei a diffondere questa lettera presso i colleghi della media e delle elementari e, nel caso vi capitasse di dover discutere della proposta dell'attuale governo, che prendiate le vostre decisioni dopo aver confrontato il documento 2007 con questo del 2012.Vi saluto cordialmenteAntonio Brusa

"Nel lavoro di commissione siamo riusciti a bloccare il tentativo di tornare alla situazione prima del 2003, con i due programmi della media e delle elementari separati. Gli argomenti che ho usato sono stati due:

Questo per l'aspetto positivo. Ed ora quello negativo. Abbiamo preparato due ipotesi. Una che riprendeva il programma 2007, con i miglioramenti e i chiarimenti richiesti, e un po' di sfrondature; l'altra, tutta nuova, molto didattica e molto meno culturale. La Commissione ha preferito quest'ultima.Ho usato vari argomenti per bloccare questa scelta. Fra questi:

  • il programma 2007 conteneva alcune indicazioni culturali, studiate per rappresentare un cambiamento di rotta rispetto alla storia identitaria propugnata dal programma Moratti, 2003. QUindi c'era una chiara opzione per la storia cognitiva.
  • si identificava un nucleo duro di conoscenze, sulle quali lavorare per l'intercultura (frutto anche del lavoro svolto dall'Osservatorio Nazionale sull'Intercultura, del quale io allora facevo parte, lasciato morire dalla Gelmini)
  • si mettevano in guardia i docenti dagli eccessi della commemorazione e dell'uso pubblico della storia
  • si apriva ad una storia mondiale, nella quale il locale e il nazionale dovevano contestualizzarsi
  • c'era una premessa comune all'area geo-storico-sociale, che poteva essere la base culturale di una geostoria altrimenti interpretabile come pura strategia di risparmio delle ore.
  • il programma di storia era validato (per la prima volta nella storia italiana) dalla revisione delle associazioni professionali degli storici.
  • la scelta di cambiare il programma è un atto di imperio, non compreso nello spirito della legge, che dice di "approvare con le modifiche opportune il programma del 2007" e non di cambiare il programma.Questo programma viene cancellato, dunque. Ma in base a quale opzione culturale? nessuna. Qual è l'opzione culturale nuova, verso la quale il governo decide di muoversi. Nessuna. Il ministro non ci ha dato nessun mandato in merito (anzi, si è espresso pubblicamente in lodi per quel programma), né noi abbiamo fatto una discussione o prodotto un documento. Che deve pensare il docente (nell'eventualità che confronti i due programmi?): Che il governo ha cambiato opinione rispetto ai temi fondamentali posti nel 2007 come "discrimine politico-culturale" fra due modelli di scuola? oppure che si torna indietro, come voleva la Gelmini?La giustificazione adottata dalla Commissione è che il programma di Ivo è "più vicino" alla prassi dei docenti. Pura prassi didattica. In soldoni: è più chiaro, perciò lo facciamo - dicono. Ma quale prospettiva apra questo programma, non si dice da nessuna parte (a parte alcune note che riguardano il patrimonio e l'educazione civica - peraltro presenti anche nel programma 2007 -, ma che in questo appaiono piuttosto come una sottolineatura della storia nazionale).

La legge Moratti (53/2003), in base alla quale fu scritto il programma 2007, e si riscrive quello odierno, era chiara: dopo l'uscita del programma, si fa una sperimentazione triennale. La Gelmini si è ben guardata dall'attivarla nei confronti del programma 2007, ma questo governo non può sostituirla con una "consultazione" in fretta e furia, durante il mese di giugno fatta da scuole che probabilmente hanno tutt'altro a cui pensare in questo momento.Insomma: la Commissione fa la scelta che avrebbero fatto volentieri Moratti e Bertagna (un programma nazionale, la cui filosofia è solo pedagogica, ma non storico-didattica), ma senza saperlo, senza rendersene conto e senza avere nemmeno un progetto. Perché "semplificare e chiarire" non è un progetto.Conclusione: se andate sul sito del Miur, non compaio fra i consulenti. Mi sono dimesso dopo una notte di battaglie telefoniche, in cui prima mi hanno promesso che avrebbero cambiato testo, poi hanno cambiato idea ecc ecc. Compaio purtroppo nel documento mandato alle scuole, perché era una bozza vecchia.Conclusione personale: sono mortificato per non aver saputo difendere un buon programma, che meritava magari chiarimenti, esplicitazioni e tutte le revisioni necessarie, ma non la messa in cantina".

Antonio Brusa

nel momento in cui il governo dà l'accelerazione definitiva per i comprensivi, è assurdo togliere l'unico programma realmente in continuità (perché prevede non solo competenze, che tutti sono bravi a scriverle all'inizio della programmazione, ma anche contenuti).

senza le ore che a quel tempo erano a disposizione del docente, questa operazione risulterebbe disastrosa per i docenti e penalizzante per la storia (la Gelmini ha tolto 100 ore alla storia per la media e un po' di più per le elementari)

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