"E la lotta di classe si sposta tra i banchi"

Articolo comparso su Repubblica. Che fitta al cuore: "Per decenni le aule sono state il luogo di incontro e di avvicinamento traceti diversi. Oggi le cose sono cambiate radicalmente: sotto il velo della"meritocrazia" il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo ferocedi MARCO LODOLI

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classisociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava lastessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale siimmaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità eingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anchesociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomenoavrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamosentito quelle storie un po' retoriche ma autentiche: il padre tranviere chepiangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, lamadre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sonotutti dottori.

Oggi le cose sono cambiate radicalmente. Chi viaggia in prima classe nonpermette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuoleviaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, ivincenti. "A me professò 'sto discorso del merito mi fa rodere. Lameritocrazia, la meritocrazia... ma che significa? E chi non merita? E noialtri che stamo indietro, noi che non je la famo, noi non contiamo niente?".Questo mi dice Antonia e neanche mi guarda quando parla, guarda fuori, versoi palazzoni di questo quartiere di periferia, verso quei prati dove ancorale pecore pascolano tra gli acquedotti romani e il cemento. Qui la divinaprovvidenza del merito non passa, non illumina, non salva quasi nessuno.

Guardo la classe: Michela ha confessato che non può fare i disegnidi moda perché a casa non ha un tavolo, nemmeno quello da pranzo. Mangia conla madre e la sorella seduta sul letto, con il vassoio sulle ginocchia, inuna casa che è letteralmente un buco. Roberta invece mi racconta chestanotte hanno sparato in faccia al migliore amico del suo fidanzato, "erauno che se faceva grosso, che stava sulle palle a tanti, ma nun eran'animale cattivo, nun se lo meritava de morì così a ventidue anni".Samantha invece trema perché stanno per buttarla fuori di casa, a lei e allamadre e ai due fratelli, lo sfratto ormai è esecutivo e i soldi per pagarel'affitto non ce li hanno, forse già stanotte li aspetta la macchinaparcheggiata in uno slargo vicino casa, forse dovranno dormire lì, e lavarsialla fontanella con gli zingari.

La miseria produce paura, aggressività, ignoranza, cinismo. In pochi hanno ilibri di scuola, si va avanti a fotocopie, anche se ogni insegnante haricevuto solo centocinquanta fogli per tutto l'anno, "perché i tagli sifanno sentire anche sui cinque euro, la scuola non ha più un soldo". Inqueste scuole di periferia le tragedie si accumulano come legna bagnata chenon arde e non scalda, ma fuma e intossica. Tumori, disoccupazione, cirrosiepatica, aborti, droga, incidenti stradali, strozzini, divorzi, risse: tuttos'ammucchia orrendamente, tutto si mette di traverso e oscura il cielo. Aragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegarel'iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e ilNeoclassicismo. E loro già sanno che è tutto inutile, che i posti migliorisono già stati assegnati, e anche quelli meno buoni, e persino quelli inpiedi. Hanno già nel sangue la polvere del mondo, il disincanto.

"E non ci venissero a parlà di eccellenza che je tiro appresso er banco.Tanto ormai s'è capito come funziona sto mondo: mica serve che lavorinotrenta milioni de persone, ne abbastano tre, e un po' di marocchini a pulìuffici e cessi. Il paese deve funzionà come n'azienda? E allora noi nonserviamo, siamo solo un peso. Tre milioni de capoccioni, de gente che satutto e sa come mette le mani nei computer e nelle banche, e gli altri aspasso. Gli altri a rubà, a spaccià, in galera, ar camposanto, dentro unavita di merda". Forse ha ragione questa ragazza, suo padre ha "un bruttomale", come direbbe il buongusto - "un cancro che lo spacca, professò",dice lei - forse è vero che non dobbiamo fare della meritocrazia unulteriore setaccio: l'oro passa e le pietre vengono buttate via.

I ricchi hanno capito al volo l'aria che tira, aria da Titanic, e hannosubito occupato le poche scialuppe di salvataggio: scuole straniere, master,stage, investimenti totali nello studio. L'élite non ha più tempo né vogliadi ascoltare le pene della nazione, le voci dei bassifondi: ha intuito iltracollo della scuola pubblica e ha puntato sulle scuole di lusso. E così lascuola non è più il luogo del confronto, della convergenza,dell'appianamento delle differenze e della crescita collettiva. Non si stapiù tutti insieme a istruirsi per un futuro migliore, a sognare insieme. Chiha i soldi il futuro se lo compra, o comunque si prepara a "meritarselo".Chi non ha niente annaspa nel niente e deve anche subire l'affronto deidiscorsi sull'eccellenza. Ormai il nostro paese è tornato ad essereferocemente classista, ai poveri gli si butta un osso e un'emozione della DeFilippi, li si lascia nell'abbrutimento e nell'ignoranza, mentre ai ricchisi aprono le belle strade che vanno lontano: lontano da qui, da questanazione che inizia a puzzare come uno stagno d'acqua morta."

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