Futuro di Marina Boscaino

Adista n. 27

Futuro

di Marina Boscaino

«Un'ansia assurda, viso ricoperto di brufoli, dieci chili presi a furia di mangiare senza un limite per lo stress con il sedere attaccato a quella maledetta sedia», ha scritto Claudia, rappresentando alla sua maniera i giorni prima dell’esame. «La maturità è stata un'esperienza strana. Ancora non ho realizzato che si è trattato della fine del liceo. Il bello della maturità? La soddisfazione negli occhi dei tuoi professori. La soddisfazione nei miei. Soddisfazione di aver imparato molto e di dimostrare che tutto questo è stato non solo appreso ma soprattutto apprezzato». Questa è Fiammetta, che farà il medico, nonostante la sua propensione per la letteratura.Ho letto nei lavori scritti e nei colloqui dei miei ragazzi non solo la loro maggiore o minore preparazione, ma anche la loro serietà, la loro capacità di misurarsi con la fatica, con l’ambizione, con l’accuratezza, con il rigore. È emozionante. È il nostro percorso, con alcuni costruito tassello per tassello, in un cammino di impegno e investimento; perché, alla fine, per quanto per alcuni il voto non sia determinante per l’accesso all’università, per altri l’accesso sia già stato garantito dal superamento dei test in aprile; nonostante, infine, tutta la società e la gestione dell’istruzione non facciano altro che tentare di convincerci che si tratti di una rituale formalità che sta perdendo valore e significato, loro – molti – e noi (moltissimi) ci teniamo ancora.

Il fenomeno più strano si verifica nell’ora del colloquio. Fino a un minuto prima della discussione delle prove scritte, che lo chiude, sono ancora completamente dentro la scuola, sono ancora i nostri studenti, sono ancora elementi imprescindibili dello scenario, delle aule, di un dialogo che con alcuni ha avuto le caratteristiche della ricerca e costruzione dell’identità. Che non inizia e non finisce nella e con la scuola; ma può trovare in essa un elemento importante: perché fortunatamente non è ancora obsoleto sostenere che siamo in gran parte i libri che leggiamo e le cose su cui pensiamo. Un attimo dopo tutto cambia: quasi che una mano invisibile e inesorabile abbia tagliato quel filo che ci teneva strettissimamente legati. Vanno via, verso il loro futuro. In un attimo sono altro da noi, da quel luogo dove siamo stati un “noi”. Ci lasciano con i nostri dubbi, con alcune soddisfazioni, con i rimpianti e gli interrogativi che, anno dopo anno, invece di diminuire, aumentano. Li guardi con occhi nuovi, patisci un po’ quel distacco: ti era piaciuto essere la loro insegnante.Poi, in un sabato sera di un’estate che sembra non decollare, ti arriva il segno inaspettato, graditissimo e commuovente che quel filo, sebbene labilissimo, continuerà ad esistere: «Penso che si dovrebbe iniziare il liceo una volta finito. Prima si è troppo piccoli e distratti per essere attenti. Nonostante questo, sono soddisfatta di me e delle conoscenze acquisite, sono soddisfatta di questo percorso e fiera dei miei insegnanti. Provo molta stima nei suoi confronti, le devo molto. Mi mancherà la letteratura italiana come mi mancherà lei, vi porterò entrambe per sempre con me, nel mio futuro. Francesca». Non esiste motivo più valido per continuare.

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