Impostare l'attività didattica su giochi collaborativi è davvero destabilizzante?

Ma secondo voi il fatto di impostare l'attività didattica su dei giochi, ovviamente inerenti la disciplina e i suoi contenuti, o su attività di lavoro a gruppetti è davvero un modo di fare scuola così destabilizzante, al punto da essere letto come "mancanza di severità" da parte dell'insegnante?Io ho quest'impressione delle volte: agli occhi di alcuni se gli allievi si divertono e (è ovvio che capiti) nel confrontarsi fanno un po' di confusione pare non stiano facendo nulla (giocare non è mica una cosa seria!) e sembra che il docente lasci fare agli alunni ciò che vogliono, anche quando si tratta di un'attività tutto sommato strutturata. Non so se mi manca un passaggio, mi sfugge qualcosa o se la scelta di allontanarsi troppo da una logica prevalente del "quaderno ben pieno" alla fine dell'ora e del "se stiamo zitti e col capo chino allora vuol dire che abbiamo lavorato seriamente" sia per forza più insidiosa perchè di rottura in quanto proposta e praticata solo da pochi e isolati insegnanti. In sintesi, sarà vista male l'alternativa rappresentata dal fare scuola in maniera un po' più attiva e partecipata e meno frontale rispetto alla metodologia più diffusa (e per certi versi più sicura e rigida) o davvero c'è qualcosa che non va in questa impostazione che lascia più spazio (con le dovute ed inevitabili conseguenze del caso in termini di "silenzio" in classe) all'interazione e alla partecipazione dei bambini?E il ragionamento secondo voi va fatto solo alla luce dei risultati e degli obiettivi raggiunti?Spero di non essere stato eccessivamente fumoso ed ermetico...Grazie dei vostri pareri e dei giusti correttivi a riguardo.

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