Intervista a Maria Chiara Carrozza

Ministro dell'istruzione, Università e Ricerca, è Maria Chiara Carrozza. Maria Chiara Carrozza è un professore ordinario di Bioingegneria industriale presso l’Istituto di biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna, e dal 2007 è anche rettore. New entry del Parlamento italiano fra le file del Pd, Carrozza vuole stravolgere il mondo della ricerca e della scuola. «Vorrei convincere gli italiani che l’istruzione e la ricerca sono importanti», dice.

Onorevole Carrozza, qual è stato il primo contatto con la politica? Guardi in occasione dell’ultimo congresso del Pd, quando Pier Luigi Bersani diventò segretario del partito. Iniziai a partecipare attivamente attraverso il Forum “Università e Ricerca”, del quale sono stato presidente. E poi ho anche preso parte agli eventi di “Mani futura”, think tank sul made in Italy.

Lei di cosa occupa nella attività professionale? Io mi sono occupata di trasferimento tecnologico, e anche di valorizzazione della ricerca. Allo stato attuale sono socia di due spin off, che progettano strumenti biomedicali. E sono anche titolare di numerosi brevetti.

Adesso lei è parlamentare. Quali sono i suoi obiettivi a Montecitorio? Il mio obiettivo è quello di lavorare su questi temi: università, ricerca e sviluppo, istruzione, e creazione di nuove imprese. E mi piacerebbe lavorare per portare l’Italia in Europa anche nel campo dell’università. Ad esempio, il nostro sistema di reclutamento dei ricercatori deve diventare all’altezza degli standard europei.

Tutto giusto. Ma quale sarà la direttrice che seguirà per portare i progetti di cui sopra? Prima cosa: bisogna rendere più aperta l’Italia alla modernità. Bisogna investire in nuovi posti da ricercatori e professori. Seconda cosa: i nostri ricercatori devono guadagnare quanto i loro colleghi europei. In Italia c’è un sistema piramidale, dobbiamo favorire la mobilità dei ricercatori fra le varie università d’Italia, e anche favorire la mobilità fra enti di ricerca differenti. Dobbiamo abbattere queste barriere, che io volgarmente chiamo “gabbie”.

In Italia c’è un alto tasso di disoccupazione giovanile, e gli investimenti sulla ricerca sono fra i più bassi d’Europa. Lei è un “tecnico” in materia, quale sarebbe l’exit strategy? Di certo avere un programma di investimento per la ricerca adeguato. Allo stato attuale non esiste un funzionamento nazionale vero e proprio. È ridicolo: sono una manciata di milioni di euro. E poi c’è troppa burocrazia. In Italia gli imprenditori e ricercatori sono scoraggiati, e il più delle volte fuggono all’esterno.

“Stravolgerò scuola, università e ricerca”

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