Joseph LeDoux, personalità e sinapsi. I segreti della personalità

Joseph LeDoux, personalità e sinapsi.

I segreti della personalità nei canali di comunicazione fra i neuroni. Un saggio del neurobiologo Joseph LeDoux spiega come il funzionamento del cervello condizioni anche la coscienza

La vita ci insegna chi siamo" ha detto lo scrittore Salman Rushdie. Joseph LeDoux, uno tra i neuroscienziati più importanti al mondo, è pienamente d'accordo. Ma lui lo dice così: "L'apprendimento ci consente di trascendere i nostri geni". Frase concettosa, difficile da capire più ancora della prima, anch'essa non poco ellittica? Forse. Dipaniamola allora, perché contiene elementi importantissimi. Intanto con "apprendimento" e "geni" evoca i due termini di una dicotomia - natura e cultura - che ha segnato e travagliato per secoli la cultura dell'Occidente e che LeDoux ci comunica essere ormai definitivamente caduta. Si intende, nei laboratori della ricerca di base più avanzata. Di suo, in quella frase, il sessantacinqueenne ricercatore della New York University sottende - riferendosi all'esito dei suoi studi, - che natura e cultura parlano lo stesso linguaggio, usano lo stesso alfabeto per esprimersi dentro e attraverso il nostro cervello: le connessioni sinaptiche.

Stop per spiegare, o almeno dare un'idea, di che cosa sono le sinapsi: gli infinitesimi spazi tra le cellule cerebrali (neuroni), veri canali di comunicazione attraverso cui passano sostanze chimiche (neurotrasmettitori) e impulsi elettrici che in tal modo collegano e fanno "parlare" tra loro le cellule stesse. Le sinapsi, dunque, riunite in circuiti estremamente plastici, costituiscono il "linguaggio" del nostro cervello. E pertanto, specifica LeDoux, "rendono possibili tutte le funzioni cerebrali", dal respiro al movimento, ma anche "la percezione, la memoria, l'emozione e il pensiero".

E poiché sia gli impulsi naturali, voluti dal nostro genoma, sia quanto abbiamo appreso e decidiamo si materializzano, "esistono" sotto forma di collegamenti sinaptici, ecco chiarita non solo la vera portata della frase sopra citata, ma della straordinaria affermazione di Joseph LeDoux: "Noi siamo le nostre sinapsi". Infatti il sottotitolo del suo libro "Il Sé sinaptico" recita: "Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo". Ed eccoci ricongiunti alla sentenza iniziale di Rushdie.

LeDoux si era già spinto su un terreno "scandaloso" con il precedente libro per non addetti ai lavori (va rilevato, però, che non sempre queste sue opere divulgative risultano "facili" essendo i riferimenti tutti d'ordine neuroscientifico, interni agli elementi del cervello), un precedente libro, dicevamo, dal titolo Il cervello emotivo. Da trent'anni è, infatti, tra i maggiori investigatori di come e dove si originano le emozioni dentro di noi. Cominciando da un'emozione fondamentale per la sopravvivenza, la paura (fa scattare automaticamente gli apparati di difesa), per la quale ha individuato il centro privilegiato nell'amigdala, piccola "mandorla" situata nel sistema limbico.

Ma tanto per le emozioni quanto per la ricerca dell'essenza dell'io, Joseph LeDoux dichiara nettamente quali sono i limiti di uno scienziato: quelli di comprendere "i processi sottostanti" ai "fenomeni soggettivi". Non punta ad afferrare e catalogare l'esperienza, il vissuto soggettivo, i sentimenti. Tanto meno la coscienza di sé, che resta tuttora più che sfuggente ai neuroscienziati. I quali dagli anni 60 del Novecento a poco tempo fa, racconta LeDoux, se ne sono ben tenuti alla larga, non osando neppure pronunciarne il nome, come un tabù che avrebbe potuto farli bollare da anticristi "riduzionisti". No, dicendo che "noi siamo le nostre sinapsi" il prestigioso docente della New York University non intende, né pretende di spiegare tutta la nostra umanità.

Però lei scrive tutto questo in un libro diretto al grande pubblico, gli abbiamo chiesto: ma cosa cambia per la gente comune sapere che il nostro io "abita" nelle sinapsi? C'è qualche ricaduta concreta per la nostra vita?

"Il discorso sarebbe lungo - ci ha risposto -. Mi limito a dire questo: cerco di spiegare alla gente comune come lavora il cervello. E che l'io, essendo una funzione del cervello, viene creato come ogni altra funzione cerebrale. Le sinapsi sono la chiave di tutte le funzioni cerebrali, dunque anche dell'io. A tal riguardo, la cosa più importante è che esse costituiscono i magazzini dell'informazione, contengono cioè le nostre memorie. E la memoria è parte essenziale per l'identità".

Ma l'io, il sé che lei descrive, professor LeDoux, dà un'impressione di instabilità. Le sinapsi e le loro connessioni, dopotutto sono movimento, relazione, non una cosa, non una zona del cervello. Né, come in un punto lei scrive riferendosi alla nostra materia grigia, un "pezzo di carne". Ci è difficile immaginarci "scritti" in circuiti mobili, plastici mentre avvertiamo in noi una così forte componente di stabilità e continuità, nel tempo breve come dalla prima infanzia.

La replica di LeDoux: "Io cerco di spiegare la differenza tra il sé che conosciamo e il sé che realmente siamo. Quest'ultimo è molto più esteso di quanto sappiamo. E' vero, noi abbiamo un senso di identità, anzi di identicità nel tempo, ma la nostra vera identicità e differenza nel tempo non è quel che sappiamo ma chi noi siamo. E questo chi, il nostro sé, è per lo più inconscio".

Il ricercatore Usa ha focalizzato i suoi precedenti studi sulle emozioni, anzi, come precisa, sui comportamenti emotivi che ha scoperto in gran parte guidati da una memoria inconscia, quella che ci fa fare un salto indietro alla vista di un serpente prim'ancora di essercene resi conto o che ci fa istintivamente evitare un oggetto o un posto legato a una brutta esperienza. O, ancora, che ci fa battere il cuore e sudare le mani anche se non abbiamo "visto" una scena spaventosa che è stata proiettata per pochissimi fotogrammi, stimoli subliminali che la coscienza non arriva a percepire.

Professore, lei afferma che la maggior parte del nostro vero io è inconscio: la sua è la versione neuroscientifica della teoria psicoanalitica di Freud?

"Nient'affatto - è la risposta di Joseph LeDoux -. L'inconscio di cui parlo io non è una forma di coscienza repressa". Ma un legame con le terapie della parola lo scienziato lo indica comunque, una nuova, inedita via: "Poiché ogni cosa, anche gli squilibri mentali stanno in alterazioni dei legami tra sinapsi, gli psicoterapeuti potranno insegnare ai loro pazienti a collegare diversamente le proprie sinapsi. Sottoporsi a una psicoterapia è un processo di apprendimento, no?, e l'apprendimento implica mutamenti nelle connessioni sinaptiche".

Dalle neuroscienze, dunque, sembra prospettarsi un nuovo abbecedario fisico per reimpostare la terapia della parola e del sentimento.

Dall'America all'Italia, a un altro grande neuroscienziato di livello mondiale, Edoardo Boncinelli, che ha curato la traduzione di questo volume e ne ha scritto la prefazione. Professore, queste scoperte sul nostro cervello ci intrigano ma ci inquietano anche: la libertà, i sentimenti, il nucleo del nostro essere uomini... Dove stanno, sono lesi da queste scoperte?

"Nient'affatto - risponde con trasporto Boncinelli -. Le connessioni del nostro cervello sono talmente tante, un milione di miliardi, da assicurarci proprio per questo la libertà. Sono troppe perché il genoma, il nostro programma di base, innato, le possa controllare. Moltissime allora dipendono dalla mia vita, dalla mia esperienza, dalle mie decisioni. Possiamo addirittura sognare, nutrire ideali, compiere azioni "gratuite" da un punto di vista biologico. Non servono cioè alla specie. O addirittura sono in contrasto: come farsi monaca e dunque precludersi di far figli o addirittura suicidarsi o fare il kamikaze. Le sinapsi ci lasciano il nostro orgoglio. E anche la nostra tracotanza".

Vedi foto Nel nostro cervello la vista di uno scorpione suscita reazioni ataviche come se già conoscessimo il pericolo che porta con se! Infatti il talamo (un primitivo cervello ancestrale, attivo da milioni di anni) ricevuto il segnale dagli occhi, invia due segnali uno all’amigdala (Sistema limbico antico) e uno alla corteccia cerebrale. Il segnale all'amigdala è rapidissimo, poche frazioni di secondo! Quello alla corteccia cerebrale impiega un tempo doppio! In questi casi l amigdala si comporta come un dittatore. Sequestra il cervello e mette in fuga l'organismo, anche se il pericolo si rivela infondato! Infatti è prioritaria la conservazione della vita!

https://www.facebook.com/gabry.venturiello__tn__=%2CdCH-R-R&amp=;eid=ARAiNh-GXwNE_C13Xr3weXrBDjS9OTJE5lhGh_PkiHvy8q0pjat_GCHlcv7fSr_0pam7uJLE1Aw2irXb&hc_ref=ARTk_CUdGzrYaPDBVRPEe_FT6L7c5cSb7u0NPutn-xcis_tH6IbGoye9YdsdiQniedg&fref=nf&hc_location=group

Rispondi in questo thread

Questo sito utilizza cookies e altre tecnologie di tracciamento per distinguere tra personal computer, impostazioni e scopi analitici/statistici personalizzati, customizzazione dei contenuti e ad serving. Il sito potrebbe contenere cookies di terze parti. Se vuoi continuare a navigare sul sito, le impostazioni attuali saranno mantenute, ma puoi cambiarle in ogni momento. Per maggiori informazioni: Privacy e polizia dei Cookie