La creatività dei bimbi e la lezione di Stern

Ho letto questa intervista... la voglio condividere con voi!

La creatività dei bimbi e la lezione di Stern

Nei giorni in cui i bambini venivano nominati ministri per un giorno o si discuteva sull’opportunità di psicoterapie infantili di massa, è passato da Milano Arno Stern, invitato dall’Associazione “il Segno, il Colore” di Bergamo, dall’Associazione Collegio San Carlo e dalla Provincia.Quest’uomo, tedesco di nascita e francese di adozione, ha un’idea dell’infanzia lontana mille miglia da quella dominante che riduce troppo spesso il bambino ad apprendista-adulto togliendo specificità e valore ad alcuni anni decisivi per lo sviluppo. Era appena ventiduenne quando, nella seconda metà degli anni Quaranta, in una Francia devastata dalla guerra, intuì l’importanza di sottrarre la creatività infantile ai giudizi e alle interpretazioni del mondo esterno e di creare per loro un luogo in cui esprimersi liberamente con qualche scodellino di colore e un po’ d’acqua. Un luogo chiuso che nel tempo sarebbe diventato un marchio, il Closlieu, protetto dall’influenza esterna che spinge alla competizione, valutazione e classificazione del prodotto a scapito della naturalezza e fertilità del produrre. Non si tratta di rifiutare la cultura ma di staccarsene provvisoriamente: ci si isola dall’esterno per entrare in contatto con noi stessi, liberi dall’incubo del giudizio adulto, dall’essere “come tu mi vuoi”. Stern mette in guardia dalla trappola di considerare questi bambini dei “piccoli artisti”. L’arte, dice, “presuppone l’esistenza di un artista e di un fruitore, è la forma più alta della comunicazione”. I fogli dipinti dai bambini nel Closlieu, l’atelier di pittura, sono invece tracce liberatrici della memoria organica che si producono solo “a patto di isolarsi, di non volere comunicare, di dimenticare ogni punto di riferimento culturale”. Il piacere del gioco per il gioco termina quando si lasciano i pennelli e si rientra nel mondo esterno. Si apprende così che il mondo non è tutto e che la “realtà” non è solo palcoscenico ma anche, e soprattutto, l’ascolto di quanto è ancora vivo della nostra più intima natura. Da quasi mezzo secolo Arno Stern va diffondendo per il mondo questa sua idea di bambino e di uomo completo, capace di stare meglio al mondo proprio perché non perde il contatto con se stesso.Gliene sono grato.

Fulvio ScaparroCorriere della sera, 6 giugno 2002

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