La cultura, roba d’altri tempi di Marina Boscaino

Adista n. 44 La cultura, roba d’altri tempi

di Marina Boscaino Si fa un gran parlare della riduzione di un anno della scuola superiore. La proposta è stata avanzata dalla ministra Carrozza in modo decisamente singolare: inaugurando una sperimentazione (rispetto alla quale non sono stati consultati gli organi che dovrebbero obbligatoriamente esserlo né interpellato il mondo della scuola) inizialmente in alcuni istituti paritari del nord; poi estendendo l'autistico provvedimento ad alcune scuole statali, tra cui lo zelante e tecnologicissimo “Majorana” di Brindisi, per il quale gli ultimi ministri hanno sempre avuto un occhio di riguardo.

Si tratta in verità di una misura ipotizzata periodicamente e trasversalmente da molti governi precedenti. Ma nessuno si era spinto in avanti come Carrozza. Altrove ho cercato di spiegare per quale ragione l'ipotesi è sciagurata in sé, e non risponde nemmeno al solito diktat europeo, che rappresenta l'àncora di salvezza quando si vuole far ingoiare un boccone amaro in tempi rapidi: non è vero che nella maggior parte dei Paesi comunitari la scuola dura di meno. Per giunta, in alcuni länder tedeschi in cui il percorso era più breve, si sta provvedendo a riproporre il modello precedente. Si tratta, evidentemente, dell'ultima frontiera della “razionalizzazione e semplificazione” che è costata un numero mostruoso di posti di lavoro e tagli di diritti agli apprendimenti, all’integrazione, all'inclusione.

A dare una mano a Carrozza, ci pensano anche le università, soprattutto quelle private. Di fatto, stabilire test di ingresso in fasi dell'anno scolastico sempre più anticipate, significa distogliere sempre più gli studenti dell'ultimo anno dall'obiettivo della conclusione del corso di studio e del conseguimento del diploma. La Bocconi di Milano, per esempio, anticipa il test di ammissione per economia a febbraio, la seconda data è maggio, cancellata la sessione di settembre. La Luiss di Roma ha scelto di anticipare al 27 marzo. La Cattolica di Milano in aprile. Ma dal prossimo anno i test saranno tutti in primavera, anche nelle statali.

La scuola, si è capito, non è esattamente un tema su cui Profumo e Carrozza, i due ultimi ministri dopo il disastro Gelmini, si siano dimostrati né ferrati, né sensibili: esternazioni di “demagogia 2.0”, che hanno costellato l'anno e mezzo del mandato del primo; alcune scorribande autoritarie e contraddittorie, Invalsi, organi collegiali, status giuridico dei docenti, la seconda.

Svilire in modo tanto intenzionale l’ultimo anno delle superiori (e funzione, importanza, serietà dell'Esame di Stato) si connota come la concretizzazione più coerente di quanto il centrosinistra sta da anni cercando di esprimere in merito al proprio modello di scuola. C'è da giurare che il rottamatore Renzi (scrivo una settimana prima di primarie dall'esito, ahimé, scontato) asseconderà questo trend moderno ed efficientista.

E, dunque, per i futuri maturandi quest'anno di scuola è “grasso che cola”. In attesa di verificare gli esiti delle sperimentazioni, che suggeriranno – c'è da giurarci – ai nostri illuminanti governanti di tagliare un anno di scuola. E così, già che ci siamo, tagliamo un altro po' di posti di lavoro e di diritti.Cultura, approfondimento, cittadinanza critica? Roba d'altri tempi.

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