Lettera di risposta del sindaco alle insegnanti riguardo il "caso mense"

LETTERA DI RISPOSTA DEL SINDACO ALLE INSEGNANTI:La strumentalizzazione che alcuni soggetti stanno portando avanti sul cosiddetto "caso mense" sta causando alcuni fraintendimenti e distorsioni della realtà e per questo ci sembra doveroso prima di tutto fare un po' di chiarezza e nel contempo rispondere anche alla lettera firmata dalle insegnanti del terzo circolo.

La mensa è un servizio che l'Amministrazione Comunale mette a disposizione dei propri cittadini a cui chiede un contributo per coprire in parte il costo totale del servizio, un costo che viene assorbito anche dal bilancio comunale essendo un servizio in perdita a causa del problema degli insoluti. Contrariamente infatti a quanto affermato dal consigliere del pdl Gianpietro Pacinotti, che pur essendo stato Assessore al Bilancio per dieci anni evidentemente era occupato in altro, quello degli insoluti è un problema che esiste da sempre e che mai nessuna Amministrazione prima d'ora si era preoccupata di risolvere. Riteniamo dunque che questo contributo sia dovuto da tutti coloro che usufruiscono di tale servizio.

Coloro che sono impossibilitati a pagare il servizio mensa e hanno la necessità di usufruirne, possono rivolgersi ai servizi sociali, così come hanno già fatto altre famiglie.

È già abbastanza grave se la strumentalizzazione dei fatti e dei bambini viene attuata dai partiti all'opposizione, ma è sicuramente preoccupante quando questa strumentalizzazione viene fatta dalle insegnanti tramite, ad esempio, questa lettera firmata dai docenti del terzo circolo, in collaborazione con alcuni esponenti dei partiti politici della sinistra vigevanese, e da loro ampiamente diffusa su tutti i mezzi di informazione. Sembra infatti che i problemi si concentrino sempre qui, come ad esempio il caso creato e poi risolto delle “aule ghetto”.

Ricordiamo infatti che la ripartizione degli spazi e del loro uso all'interno degli Istituti è di competenza dei dirigenti scolastici e che la decisione di confinare i bambini in un'aula diversa non è mai stata imposta dall'Amministrazione Comunale. In realtà è lo stesso Provveditore, nella sua missiva inviata il 15 ottobre ai dirigenti scolastici, a raccomandare che "le scuole, in accordo con i Comuni e con le imprese che gestiscono il servizio di refezione, possono eventualmente organizzare spazi per quanti, su richiesta delle famiglie, intendano rimanere nei locali scolastici senza usufruire del sevizio refezione, nei limiti delle condizioni strutturali e igienico sanitarie. Diversamente quanti non si avvalgano del servizio dovrebbero essere riaffidati ai genitori nell'orario destinato alla refezione".

Anche l'Asl, interpellata dagli uffici comunali in merito alla questione, sottolinea come non vi siano norme specifiche che impediscano ai bambini che portano il loro pasto da casa di consumarlo negli stessi locali di quelli che usufruiscono del servizio di refezione ma evidenzia anche delle possibili problematiche come eventuali tossinfezioni alimentari, per le quali l'Amministrazione non ritiene di dover assumersene la responsabilità.

Le insegnanti quindi, quando parlano di correttezza e buonsenso, agire umano e professionale, hanno riflettuto sulle conseguenze delle loro azioni, che per alcune di loro e in alcuni casi sembrano dettate più dalla smania della ribalta mediatica che dalla vera salvaguardia degli interessi dei bambini, come nel caso, tutto montato, delle aule ghetto?

Proseguendo la lettura con attenzione e riflettendo sulle diverse questioni postaci, ci chiediamo se quindi le famiglie che per vari motivi personali decidono di iscrivere il loro bambino al tempo pieno, ma che non lo hanno invece iscritto al servizio mensa, compiano un atto discriminatorio nei confronti dei loro stessi figli, escludendoli da un momento educativo, un momento del processo formativo, così come viene definito dalle insegnanti?

O piuttosto la difesa di questo servizio è in realtà la difesa di un loro status quo acquisito grazie all'iscrizione dei bambini al tempo pieno e al servizio mensa? Nelle prime righe della loro lettera infatti, le insegnanti, esprimono la loro preoccupazione per una possibile decisione da parte del Provveditore di autorizzare un adeguato numero di sezioni a tempo normale qualora non vi siano le condizioni per poter offrire un servizio mensa per tutti. Dall'anno prossimo quindi le famiglie che non possono pagare il servizio mensa e che probabilmente hanno almeno un genitore a casa ricorrerebbero quindi, giustamente, all'offerta del tempo normale, portando così a una riduzione del monte ore delle insegnanti.Il sospetto che le firmatarie della lettera cerchino di salvaguardare questa situazione più che proteggere i "bambini con il panino", come li definiscono loro, purtroppo ci è sovvenuto.

Così come perderebbero il loro diritto previsto dall'art.21 del CCNL, ovvero il diritto al pasto gratuito per docenti e personale ATA in servizio durante la mensa. Il dubbio su quale diritto si voglia difendere ancora una volta non è chiaro.

Ci appare chiaro invece che l'interesse dei bambini non è salvaguardato da queste insegnanti e forse neanche dai genitori che, sebbene come sostengono le insegnanti non possono pagare il servizio mensa, continuano a lasciare il proprio bambino, sempre usando le parole delle insegnanti, in uno stato di diversità e inferiorità. Usando il criterio del buon padre di famiglia, crediamo che se davvero questa situazione fosse così grave e degradante per i bambini, i genitori, usando quel buon senso invocato dalle insegnanti, si rivolgerebbero ai servizi sociali. Cosa che invece, ad oggi, non succede. Le insegnanti se ne sono chieste i motivi?

Firmato

Il SindacoAndrea Sala

L’Assessore alle Politiche EducativeBrunella Avalle

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