Lettera di un insegnante a Manzoni

Egregio Alessandro,

sono un’insegnante della scuola pubblica. So bene che ci dividono due secoli ed una serie quasi infinita di eventi di ogni genere, ma ho comunque deciso di scriverle questa lettera, fiduciosa di una sua risposta.

Lei non immagina come, dopo duecento anni, i suoi personaggi siano ancora così attuali. Don Abbondio, don Rodrigo, Azzeccagarbugli, Renzo e tutti gli altri sono ancora qui a recitare la loro parte.

Se non fossi un’ottimista definirei più che drammatica la situazione italiana attuale: l'economia dello Stato è sventrata; l'inflazione sale, la popolazione è scontenta. Un governo, appena terminato, ha scavato una bella fossa e quello attuale forse è prossimo a seppellirvi tutto. Questo, però, è un processo iniziato molto tempo prima e che si ripercuoterà su tutti ancora in futuro, forse scaturisce dalla struttura cellulare del nostro popolo.

Al tempo degli sposi promessi l’economia era basata essenzialmente ancora sull’agricoltura e circostanze simili a quelle odierne causarono carestie e pestilenze. Noi abbiamo invece il terziario avanzato e quindi ci tocca assistere al calo di richiesta di generi superflui, evento gravissimo in una società dominata dal consumismo. Non gravissimo proprio per tutti, ma per alcuni è una vera peste!

Mi rendo conto che la parola consumismo è nuova per lei, provo a spiegargliene il significato. In pratica la popolazione, che vive in un relativo (nel senso che ne usufruiscono solo alcuni) benessere, viene bombardata continuamente dalla pubblicità, un insieme di elogi dei prodotti più impensabili, ed è spinta ad una compulsiva ricerca di soddisfazione che non si esaurisce mai, dunque infinita.

Naturalmente è una mossa conveniente solo per una minoranza, esattamente come i ricchi del Seicento, pochi e sempre più abbienti.

Attualmente abbiamo un governo che non è affatto buono, ma in questo paese si vota la persona che si pensa possa proteggere meglio gli interessi dei singoli. Funziona così.

I partiti sono un po’ come i dentifrici, sull’etichetta promettono qualità differenti, ma alla fine quando ti lavi i denti ti accorgi che sono più o meno tutti uguali. Oddio…forse ho sbagliato esempio, ai suoi tempi non c’era dentifricio oppure si?

Dunque le scrivo nella speranza che lei possa intervenire, raccontando ancora qualcosa con quella sua penna fantastica. Oppure semplicemente ricordando le sue esperienze per sottolineare che non si vince se si rimane divisi. L'Italia, infatti, è ancora disunita, anche se formalmente è una sola repubblica. L'apparato burocratico è pesante. Oggi milioni di Renzo devono districarsi in un labirinto di cespugli pungenti.

Abbiamo elaboratoleggi severe, ma, esattamente come le grida secentesche, non servono a catturare i veri criminali, al massimo riescono ad assicurare alla giustizia qualche poveretto che, dopo giorni di digiuno in mare aperto, sbarca insieme ad altre 50 persone su una barca lunga tre metri, in qualche spiaggia sperduta del Sud, convinto di trovare fortuna. Invece trova vetri da lavare e, se in città avviene un furto, nessuno dubita che sia opera sua.

Vede, oggi abbiamo una scatola magica che ogni famiglia tiene in bella mostra nel salone. Si chiama televisore. Se lei potesse mostrarsi e magari dire due paroline lì dentro, alla sua maniera, con garbo e acume, forse riuscirebbe a raddrizzare un po’ le cose.

Oddio, meglio di no, dubito che lei troverebbe posto in quella scatola, è già tanto piena di dibattiti molto interessanti che hanno ad oggetto, ad esempio, il colore della camicia di un personaggio televisivo, oppure i riccioli di una velina. Tutto viene usato per montare impalcature di problemi fittizi senza sfiorare quelli concreti. No, in televisione non ci sarebbe posto per lei.

Allora, per favore, provi a scrivere qualcosa. Magari per l’ultima volta. Giuro che non la disturberemo più. Mi creda, è necessario che lei scriva per noi. In questa Italia dove gli studi vengono relegati in secondo piano e i ricercatori sono costretti a trasferirsi all'estero.

Adesso però, le elenco qualcosa di bello, altrimenti temo che lei si spaventi troppo e possa decidere di non accettare il mio invito. Le vicende che le ho appena illustrato si svolgono in un ambiente favoloso (non so per quanto ancora) fatto di vette innevate, vigneti, castelli medievali, templi greci, insenature e calette rocciose, altopiani arsi dal sole, profumi e odore di erba fresca e salsedine. Fra abitanti un po’ imbroglioni e un po’ creduloni, ma gioviali e cordiali.

Del resto lei avrà già immaginato che qualche buon motivo dovevo pur averlo per tenerci così tanto a questa Italia qui.

Le chiedo scusa se a tratti il mio discorso ha assunto connotazioni un po’ banali o superficiali, lei saprà bene che è un rischio spesso in agguato per chi scrive.

Sempre vivo questo pensiero

sua, RosaTiziana

Rispondi in questo thread

Questo sito utilizza cookies e altre tecnologie di tracciamento per distinguere tra personal computer, impostazioni e scopi analitici/statistici personalizzati, customizzazione dei contenuti e ad serving. Il sito potrebbe contenere cookies di terze parti. Se vuoi continuare a navigare sul sito, le impostazioni attuali saranno mantenute, ma puoi cambiarle in ogni momento. Per maggiori informazioni: Privacy e polizia dei Cookie