Ora, il personaggio collega/ scrittore può risultare più o...

Ora, il personaggio collega/ scrittore può risultare più o meno simpatico, a volte a mio parere piuttosto saccente, ma vorrei avere la vostra opinione su questo articolo. Nulla di nuovo per carità, ma l'ho visto condividere e ho letto commenti feroci e sarcastici. Vorrei che se ne parlasse a prescindere dall'autore. Perchè a negare il marcio a mio parere si rischia di marcire tutti...

Esistono tre tipi di professori: i maestri, gli indecenti e gli in-docenti

Non si può prescindere dal posizionamento dell'autore. È legato all'opus dei e parla da privilegiato che lavora in una paritaria. Sta portando avanti una sottile difesa del ddl con la modalità meschina di gettare merda sui colleghi. Per me i prof indecenti sono quelli che consigliano agli alunni i suoi libri da due soldi, colmi di retorica e di luoghi comuni.

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E comunque pur volendo prescindere dall'autore, il contenuto è la solita trita e ritrita retorica del merito con la quale ci stanno vendendo questa deleterea riforma

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Ci sono pessimi insegnanti? si indubbiamente. il problema è che ovunque mi giri si sottintenda o si esplicita direttamente che essi siano la maggioranza, quando invece nella mia diretta esperienza risultino davvero minoritari. Poi certo le scale di mediocrità sono infinite... molti sono quelli demotivati e sfiniti che si arrangiano come possono e su questo posso dare ragione all'autore, dovrebbero aiutarci a dare il massimo non seppellirci sotto carte e denigrazione. Quello che però mi da fastidio sono le evidenti mistificazioni. Come si fa a dire che un insegnante ha preso un mese di ferie? dovrebbe essersi sposato, poi rimasto subito vedovo per prendere il congedo per lutto, finito il funerale si è fatto un 4 o 5 giorni di aggiornamento, un 3 giorni di seguito per assemblee sindacali e i 9 giorni effettivi di ferie (6 più i permessi personali) tutti di seguito?

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Son bugie e mistificazioni in cattivissima fede, per questo dico che non si può prescindere nel giudizio dagli interessi del "collega" che tira acqua al suo mulino a spese nostre. Io ho preso un solo giorno di ferie quest'anno, ed è stato il primo in 4 anni, e ho fatto pure fatica a prenderlo!

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Per me, in quest ' articolo c'é molta verità, ma in questo momento storico parlare in questi termini è davvero fuori luogo, perchè per estirpare il male dalla scuola non va presa la scure, ma il bisturi, e nelle mani di sapienti chirurghi, non di macellai...

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Condivido ciò che scrive la ragazza. Purtroppo ci sono docenti e docenti. Allora bisognerebbe licenziare gente che non ha voglia di lavorare e gratificare chi lavora seriamente e con professionalità. Ma chi deve giudicarci? Questo è il problema.

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Cara Paola, forse chiedi troppo, è difficile commentare un non-pensiero, delle banalità da bar che non esplicitano nulla. Un po' come una recensione filosofica di “Va dove ti porta il cuore”? Comunque siccome lo chiedi ed io ti stimo perché so che sei sincera nella richiesta, ovvero t'interessa il nostro parere, lo prenderò sul serio, per farlo dovrò ricostruire il suo pensiero, il non detto, per banalità dell'autore o per disonestà intellettuale. Cosa dice l'articolo? Dice che nella scuola ci sono varie tipologie di docenti: alcuni che non fanno nulla o non sanno fare nulla, alcuni bravi, ed altri stanchi e demotivati. Una banalità appunto, poi sostiene che per gli indecenti occorrerebbe il preside-sceriffo perché oggi nulla si può fare contro di loro, ma questo è falso perché anche oggi è possibile sanzionarli o sottoporli a visita ispettiva, i bravi andrebbero premiati, e gli stanchi rimotivati. Ancora banalità, dimentica una quarta categoria: quelli che sanno distinguere ad occhio le tre tipologie, ovvero lui. Mi sono chiesto a quale delle tre io appartenga e la risposta è difficile. In classe lavoro, perciò non dovrei essere indecente, ma i risultati sono controversi, perciò potrei non essere capace, alcuni studenti si rivolgono a me per consiglio anche anni dopo il diploma ed alcuni sostengono che sarei riuscito a motivarli nella vita, perciò potrei essere bravo (anch'io come l'autore prenderei buoni voti dai miei alunni, anche grazie al fatto che insegno storia e filosofia, ma questo non dice nulla sulla mia “bravura” che non dovrebbe essere basata sul consenso del cliente), anch'io sono stanco e demotivato, chi non lo sarebbe nelle condizioni date? Insomma l'articolo riporta delle banalità e per di più ad un esame onesto ci dice che ognuno di noi, o almeno io, potrebbe essere una qualsiasi delle tre categorie, evitando di estremizzare, ovvero di pensare ad un idealtipo che nella realtà non esiste. Di che parliamo allora? Parliamo della parolina chiave, detta e non detta: il merito. Amartya Sen, autore che l'autore dell'articolo poco frequenta perché non banale, richiesto di parlare a proposito di merito e giustizia così inizia il suo articolo: “I have been asked to write on “Justice in Meritocratic Environments.” The idea of meritocracy may have many virtues, but clarity is not one of them. The lack of clarity may relate to the fact, as I shall presently argue, that the concept of “merit” is deeply contingent on our views of a good society.” Insomma definire il merito non è per niente facile poiché dipende dall'idea di società che abbiamo. Nel Manifesto di Chelsea, brano tratto dal suo saggio “L'avvento della meritocrazia” Michael Young riporta: “Perchè, chiedevano, un individuo è considerato superiore ad un altro? Per colpa rispondevano, della ristrettezza dei valori ultimi, e criteri di giudizio in base ai quali gli uomini si valutavano vicenda. Quando l’Inghilterra era governata da guerrieri, il cui potere era fondato sull’abilità di uccidere, grand’uomo era il gran condottiero; e i pensatori, i poeti e i pittori venivano trattati con disprezzo. Quando l’Inghilterra era governata da proprietari terrieri,coloro che vivevano del commercio o della predicazione o del canto erano tutti considerati di razza inferiore. Quando l’Inghilterra era governata da capitani ’d’industria, tutti gli altri uomini erano considerati inferiori. E tuttavia — essi sostengono — non c’era mai stata una semplificazione cosi grossolana come nell’Inghilterra odierna. Dato che il paese si consacra all’unico, supremo scopo dell’espansione economica, le persone vengono giudicate solo in base a quanto incrementano la produzione, o alle competenze che, direttamente o indirettamente, porteranno a quel fine. Se fanno soltanto quello che fa il comune lavoratore manuale, non contano niente. Se fanno quanto fa lo scienziato la cui invenzione esegue il lavoro di diecimila individui, o il dirigente che organizza covate intere di tecnici, allora appartengono al novero dei grandi. La capacità di aumentare la produzione, direttamente o indirettamente, si chiamava “intelligenza”: questa ferrea misura è il criterio con cui la società giudica i suoi membri. Nello Stato moderno l’intelligenza qualifica all’esercizio del potere quanto la qualificava la nascita nello Stato d’una volta. L’affermarsi di questa qualità é dovuta a un secolo di guerre e di minacce di guerra, in cui il genere di realizzazione professionale che aumentava il potenziale bellico nazionale veniva esaltato sopra ogni altro; ma — dicono i tecnici — ora che la minaccia non é più cosi immediata, non potremmo incoraggiare il pluralismo dei valori?” La cosiddetta meritocrazia, ovvero l'idea che si debba premiare il merito, è argomento ideologico assai complesso, in realtà lo si usa senza sapere quel che si dice. Quando Tony Blair lanciò questo slogan Micheal Young, l'inventore dello slogan (leggere la sua biografia su wikipedia per vedere se trattavasi di mediocre? ) gli scrisse, sul Guardian: “It is highly unlikely the prime minister has read the book, but he has caught on to the word without realising the dangers of what he is advocating.” Come vedi, e mi scuso per la lunghezza del commento, questioni complesse, di non facile comprensione. Io non so se l'autore dell'articolo sia un ingenuo o un agente della ragione neoliberista (personalmente penso sia un ingenuo), ma commentare partendo dai suoi articoli è difficile perché ti devi “inventare” un significato che potrebbe esserci o non esserci. Per analisi più complesse della questione rimando al mio blog www.rosariopaone.it

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Mi sa che hai davvero ragione...

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" il problema è che ovunque mi giri si sottintenda o si esplicita direttamente che essi siano la maggioranza, quando invece nella mia diretta esperienza risultino davvero minoritari".

Forse non è così semplice. Forse è più corretto dire, almeno questa è la mia sensazione,

"ovunque ti giri si sottintende o si esplicita direttamente che essi sono TROPPI e INAMOVIBILI".

Un singolo professore effettivamente indecente su un intero collegio di colleghi in gamba basta e avanza, soprattutto quando tutti gli altri genitori ti dicono che sta lì da 10 anni e nessuno l'ha mai spostato, basta e avanza a un genitore per cambiare scuola, magari per motivi cretini tipo che gli abbassa la media del pupo da 9 a 8 e poi perde crediti e quant'altro. Ne basta e avanza uno su 10 soprattutto se, nei fatti, non si smuove. E quel che peggio, su 13 anni di scuola dell'obbligo, la maggioranza delle famiglie italiane ne incontra almeno uno di docente così, se non sui figli sui nipoti. Garantito.

La realtà è questa, le disquisizioni teoriche sul merito, per quanto condivisibili, o le puntualizzazioni tipo su "le leggi ci sono già, basta applicarle" in quelle condizioni sono assolutamente inefficaci.

Soprattutto se invece di "OK in teoria a valutare i docenti, ma chi potrebbe mai farlo" i docenti stessi non fanno mai il passo successivo, cioè UNA proposta di legge sulla scuola appoggiata dalla maggioranza dei medesimi, e che dia garanzie CONCRETE che gente come quella, pure se è una minoranza, venga tolta dalle cattedre rima possibile

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Chi lavora alacremente e con senso di abnegazione nella scuola sa che " le pecore nere" ci sono, ci sono sempre state e ancor più ce ne saranno se passa al Senato questo " abominio" chiamato buona scuola! Ora davvero i più bravi e meritevoli, saranno fuori dai giochi fatti di nepotismo e clientelismo! La scuola era rimasta l' ultimo baluardo di democrazia e libertà e tale deve rimanere!

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Siamo sempre al bar? Ho una collega brava, ma tanto odiata dagli alunni di prima quanto amata da quelli di quinta. E' fissata, vuole che i ragazzi imparino la sua materia, spiega e rispiega, prepara mille verifiche, poi piazza due come piovesse? In prima i genitori di fronte allo sconforto dei pargoli l'accusano di "inumanita", di "mortificare gli studenti con la sua severita'", "Si e' vero e' brava, si e' vero s'impegna, ma non sa insegnare, se lo sapesse fare mio figlio non avrebbe 2". A quale delle tre categorie appartiene? Io capisco l'obiezione alle mie argomentazioni ("fai filosofia, ma in pratica..."), ma a parte che insegnando filosofia sarebbe strano non l'usassi per provare a capire?, a parte che pensare che una cosa complicata non puo' essere affrontata in maniera semplice, perche' dire che proposte non sono state fatte? Lasciamo da parte le grandi riforme, chi negli anni invocava i concorsi regolari lavorava per ridurre il numero degli indecenti? Chi invocava maggiori risorse nella scuola, se avessi aule in cui ci si potesse muovere forse le mie lezioni sarebbero migliori? Chi poneva il tema della ricostruzione di un senso culturale della scuola che faceva? Sei giovane per ricordare i programmi Brocca e la loro triste storia, ma non dire che nulla e' stato fatto. Aumentare i poteri del dirigente di licenziare non eliminera' ne' gli indecenti ne' gli indocenti, semplicemente trasferira' i bravi tra gli indocenti. Sul mio blog trovi un post dedicato all'uso degli incentivi nella scuola, se ti piace ragionare sul complesso leggilo, se invece preferisci evitare la "filosofia" che, nel caso, e' economia e gestione delle risorse umane va bene lo stesso, in fondo quello che vogliamo e' una scuola semplice, per consumatori, a che serve riflettere e studiare?

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Io non ho scritto che nulla è stato fatto. Ho scritto:

"i docenti stessi non fanno mai il passo successivo, cioè UNA proposta di legge sulla scuola appoggiata dalla maggioranza dei medesimi"

Ovvero proposte direttamente dal basso, una legge scritta direttamente da insegnanti, completa e in formato concreto immediatamente votabile in Parlamento così com'è.

Perché ai tempi di Brocca, e fino a pochi anni fa era tecnicamente impossibile fare altro che accettare la commissione ministeriale o al massimo la concertazione a porte chiuse fra governo e vertici sindacali. Oggi, invece, mettere su un wiki per scrivere insieme, e riuscire a usarlo, è alla portata di abbastanza persone da non aver affatto bisogno di quei modelli. Le leggi di iniziativa popolare possono proporle tutti

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Ho letto con interesse il saggio (commento mi pare riduttivo!) sulla meritocrazia proposto da rosario2 e lo condivido: è davvero impresa ardua definire in modo preciso il "merito" e le implicazioni sociologiche e filosofiche presentate mi convincono. Tuttavia, il mestiere che faccio, pur da poco tempo, mi porta a vedere che "qualcuno" è sempre in grado di valutar(ci), nel complesso con buona se non ottima approssimazione! Non si spiegherebbero altrimenti le processioni di mamme che già da tempo vengono a informarsi "sull'anno prossimo" o sulla sezione X o Y. E sono di solito informatissime e molto aggiornate anche su dettagli, anche se talvolta incorrono in qualche cantonata. Allora, mi chiedo, vogliamo davvero lasciarla alla parrucchiera, questa valutazione? http://www.edscuola.eu/wordpress/p=60959&amp=;fbclid=IwAR0hZpGbEyUVJ-jJS-cM1OXL81UXmX1wdb3eUhuGjGu8-MthM1H9Xb-2LZM

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Bravo antonio1 dopo aver letto le prime 10 righe del tuo commento stavo per aggiungerla io la valutazione della parrucchiera, poi ho visto che non ce ne era alcun bisogno. Appunto. Ai governi che da decenni (*) fanno danno da sopra finora ha risposto solo, nei fatti, il lasciar fare la valutazione da sotto, a cavolo. Una volta era inevitabile, ora i mezzi per organizzarci e fare proposte concrete dale trincee ci sono.

(*)ben più di, pure con 'sta storia del ventennio di berlusconismo prima si finisce e meglio è in questo campo, i docenti indecenti c'erano già da un pezzo: i genitori che oggi vanno dalla parrucchiera li hanno formati quei docenti, e chi guidava la scuola allora, qui le colpe sono assolutamente bipartisan)

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Il compito di fare le riforme e' della politica. Personalmente diffido delle riforme dal basso? e diffiderei di una riforma dei docenti. Il fatto e' che tutte le pseudo-riforme fatte dagli anni '90 ad oggi erano in linea ideologica e non avevano, apparentemente, un progetto culturale, ma giravano intorno alla governance, all'autonomia, all'accountability...L'ultima volta in cui si discusse di un impianto culturale fu con Brocca, ma la sua riforma costava, per cui... Io non penso che i docenti debbano avere maggiore voce in capitolo sulla scuola. Sono contrario alla riforma come cittadino, non come docente.?

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Antonio in breve si. La valutazione della parrucchiera non incide ne' sulla liberta' d'insegnamento ne' sul pluralismo nella scuola. Insomma che gli alunni o i genitori o le parrucchiere,?, abbiano un'opinione su di me e' ovvio e sarebbe anche utile saperla, ma che io debba cambiare coattivamente metodi e contenuti per la valitazione della parrucchiera sarebbe grave, con Marco abbiamo gia' discusso su metodi di valutazione cosidetti scientifici che ad un'occhiata attenta sono analoghi a quello della parrucchiera. Allora nessuna valutazione? Macche' pero' bisogna precisare prima "perche'" si valuta per definire "cosa" si valuta. Ad esempio per i licei ritengo interessante, al netto del ranking, Eduscopio della Fondazione Agnelli, una valutazione sugli esiti. Anche qui se vogliamo parlare di valutazione facciamolo, ma non superficialmente. Sul mio blog trovi anche un post sulla valutazione. Scrivo sul blog perche' giustamente sottolinei che sono lungo per fb? e cosi' chi vuole sapere esattamente come la penso li' trova, chi invece non e' interessato puo' tralasciare.?

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Non nascondiamoci dietro a una presa di posizione acritica. Non neghiamo l'evidenza: nella scuola cose e persone che non vanno bene ce ne sono, lo sappiamo tutti. Sennò perché non abbiamo fiducia nei DS? Perché ne abbiamo conosciuti di "particolari"....! Perché pensiamo che col DDL ci saranno i ruffiani e quelli che verranno premiati solo perché promuovono tutti senza fiatare? Perché sappiamo che ci sono già ora, ne abbiamo conoscenza diretta. I docenti non "efficienti" per rassegnazione, per poco carattere, per problemi di varia natura ci sono. Non sono certo la maggioranza, anzi spesso sono pochi individui, che però creano discredito su tutti, che rovinano il percorso scolastico dei nostri ragazzi (io sono anche madre di 2 adolescenti, ne so qualcosa). Forse non andrebbero affatto licenziati o allontanati, questo no, ma rimotivati, assegnati a compiti laboratoriali o a gestire piccoli gruppi-classe, aiutati da consulenti didattici o esperti, controllati per il burn-out (questo per tutti direi) ecc.. Il marcio c'è ma non essendo noi mele, ma uomini e donne, possiamo "curarlo". Perciò il DDL Scuola fa schifo: perché vuole tagliare a colpi d'accetta senza ricorrere a costose ma più sensate cure omeopatiche!

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valeria32 anche ai DS capita di conoscere insegnanti e personale vario "particolare". Per questo possiamo dire di non avere fiducia in docenti e Ata, in generale, come categoria? Questo approccio lo trovo veramente sbagliato.

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Mi chiedo che scuola abbia frequentato la ragazza che scrive. Un mese di ferie un professore? Mai sentita una cosa del genere. La segreteria aperta 3 volte a settimana? Neanche questo ho mai sentito. Questo collega, prende in prestito la lettera (vera o falsa che sia) di questa ragazza, per esporre, ancora una volta, le sue opinioni sulla scuola italiana e sul DDL. Mah...

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Sulla valutazione, inclusa quella del personale, per chi ha voglia di documentarsi su quello che succede in Europa, entità alla quale sentiamo di appartenere, vero? "Nei 21 paesi o regioni in cui, oltre alla scuola, vengono valutati i singoli insegnanti è quasi sempre il capo di istituto e/o altri membri del personale docente con maggiore esperienza e con funzioni direttive ad assumersi tale responsabilità" http://www.indire.it/lucabas/lkmw_file/eurydice///bollettino_eurydice_valutazione_2012_per_web.pdffbclid=IwAR1jxqEU7Wz4d17NPTeHUF50oErWjKkP84geaDbgDS03lwcFLHMLB4PFWUI

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Bugiarda (un mese di ferie non è possibile...), presuntuosa (andare in gita dove "vogliamo noi" per tre giorni tanto gli isegnanti sono badanti presi a cottimo no?) mediocre (l'Eredità non mi pare un programma imperdibile sul piano culturale) e scrive anche maluccio per essere un'universitaria. Bocciatissima.

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Antonio, sempre pronto a discutere di cio' che accade in Europa, ma il fatto che molti paesi intraprendono una strada, peraltro spesso tornando indietro, non mi spinge a rinunciare alle mie riflessioni. Il "cosi' fan tutti" non giustifica? D'altronde se guardiamo bene notiamo che i modelli sono meno omogenei di quel che si pensi, ad esempio il modello finlandese sempre molto citato non prevede alcuna valutazione standardizzata. Per me il problema non e' tecnico, ma politico. Esiste un pensiero egemonico, che in genere viene definito "neoliberista" che ha determinate caratteristiche, tra cui la centralita' della scuola per costruire l'"uomo nuovo". Io non lo condivido, ma so di essere in minoranza, questo pensiero e' definito "unico" per qualche motivo? Per convincermi non basta il cosi' fan tutti, occorerebbe dimostrare che fan meglio di noi e questo non e' facile? Ad esempio come si concilia la geremiade sulla scuola italiana con la fuga dei cervelli? Oppure, anche accettando i criteri dei test, il fatto che non siamo messi peggio della scuola svedese o inglese? C'e' un po' di provincialismo nel nostro dibattito, altrove, dove hanno applicato il modello neoliberista negli anni '90, stanno tornando indietro, ad esempio in Inghilterra patria dell'esperimento.

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La Finlandia la lascerei perdere, troppo citata, troppo diversa. La fuga di cervelli è più un mito che una realtà, anche se effettivamente il nostro tessuto economico è talmente sbrindellato da non riuscire ad assorbire neanche i pochissimi (ultimi in Europa..) laureati che il sistema di istruzione riesce faticosamente a "produrre". Per il resto, continuiamo pure a perseguire un pensiero divergente, su questi temi. È quello che fanno alcuni che imboccano l'autostrada contromano e non capiscono come mai così tanti idioti stiano guidando contromano. Il provincialismo lo vedo esattamente in questo atteggiamento, di chi pensa di essere "migliore" e rifiuta le (forse scomode?) regole e modalità condivise da molti altri. Sono gli altri a sbagliare, ovviamente...

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Questo dibattito mi piace molto soprattutto quando si riesce a discutere ad un livello alto come è consono ad un gruppo di docenti. Insultare l'autore è molto meno efficace rispetto alla critica puntuale dei contenuti.

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Grande rosario2! ???

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"È quello che fanno alcuni che imboccano l'autostrada contromano e non capiscono come mai così tanti idioti stiano guidando contromano." Scusa Antonio Fini....ma questa immagine mi fa venire in mente la grande manifestazione del 5 maggio. Eravamo (e lo siamo ancora) tutti (quasi) così idioti??

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Comunque, andare a vedere cosa succede in Europa non può significare scopiazzare un metodo e impiantarlo in Italia solo perché in altri posti funziona. Non posso usare un tetto orizzontale se voglio costruirmi una casa in una località con neve per tutto l'anno!!! Si vuole intervenire sulla scuola? Ok...si crei allora un sistema che possa andare bene nel NOSTRO Paese, tenendo conto delle NOSTRE caratteristiche sociali, economiche, culturali, ecc. Forse quello che sta mancando in tutta questa discussione sulla scuola è una valutazione attenta di questi dati. Che Paese siamo? Dove vogliamo andare? Fissare bene punto di partenza e punto di arrivo per non vagare in un labirinto più intricato di quello di Cnosso!!!

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Io speriamo che me la cavo?

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Bene Antonio lasciamo in pace la finlandia?, preferisco con quel modello ho difficolta' perche' ha molte delle caratteristiche che mi piacciono?, e vediamo gli altri. Quale proponi come benchmarch. Te lo dico perche' in un altro post, con un amico di parere diverso dal mio e simile al tuo, mi e' stata proposta la Svezia, ma poi abbiamo scoperto che e' peggio messa di noi, ma scegli tu liberamente? Sulla fuga dei cervelli sara' un mito, ma ormai ho troppi ex alunni medici in germania, architetti e chimici in spagna, ingegneri in scozia, ricercatori in america...da essere in grado di distinguere mito e realta', non bastassero le dichiarazioni di Fabiola Giannotti. Il fatto e' che io penso che la diffusione di un modello non dipenda dalla sua bonta', ma dalla sua aderenza ad un modello economico e produttivo. In effetti a pensarci lo stesso modello che ha prodotto la crisi economica? E' questo modello che contesto. Guarda l'Europa, modello economico (rigore economico, crescita export-led, competitivita' sul costo del lavoro...) anche qui un modello unico, efficiente? Non so, giudichiamo pure. Noi non siamo "migliori", ma nemmeno peggiori, anzi. Una sfida cosa, al di la della parrucchiera?, parla di un'arretratezza del nostro sistema formativo? Riconosco che e' una domanda a trabocchetto?, ma se ti va rispondi?

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E' vero, istruire ed educare non si possono separare, soprattutto perché per gli studenti noi dovremmo essere modelli positivi da seguire.

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Infatti, condivido Paola. Il marcio non si può negare, non siamo tutti indefessi lavoratori, una valutazione deve esserci. Il nodo della questione è come? Quali parametri, chi giudica e come lo fa. Nel resto d'Europa, i docenti vengono valutati, ma con parametri chiari.

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Graziella, per favore, me li puoi indicare? La questione mi interessa molto

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rosario2 non sono in grado di affrontare la discussione al tuo stesso livello ma posso esprimere la mia semplice opinione riguardo all'arretratezza del nostro sistema formativo, penso che la scuola italiana sia in grado di formare grandi studiosi ed esperti e in questo anche le "pecche" fanno gioco, perché se scatta quella molla di volontà (non dico alla Leopardi o Alfieri ma simile) anche gli ostacoli diventano fonte di apprendimento e di sviluppo. L'arretratezza che io considero fatale è il non muoversi verso i cambiamenti lamentandosi perchè le cose sono cambiate (qui intendo cambiamenti sociali e antropologici, non riforme). Non si tratta (soltanto) di usare le tecnologie o di conoscere il mondo giovanile/infantile ma di intercettare e dare senso alle nuove domande di sapere che oggi i bambini e i giovani portano con sè. Tutte le riforme hanno messo il bambino al centro, tuttavia a me sembra che la scuola sia ancora "docentecentrica" e sia molto idonea per coloro che sanno adattarsi al sistema scolastico ma continui ad espellere chi non si adatta perdendosene tutta l'intelligenza e le potenzialità o in casi peggiori addirittura spegnendo quella volontà nascente.

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Mi riferisco soprattutto alla Svezia e alla Francia, perché ho avuto rapporti con colleghi. In Svezia si parte dall'università, si valutano le tue capacità relazionali attraverso dei test e già lì c'è un blocco, se ne sei privo, non puoi insegnare. In Francia, ci sono due tipi di carriera: una come la nostra e l'altra, nella quale un docente sceglie di farsi valutare ogni tot anni, mi pare 5, ma non ricordo con certezza.Il docente viene valutato dal suo dirigente e da un ispettore, considerando le sue attività e competenze: idem per i colleghi finlandesi. Ora, sventoliamo l'Europa per tasse et similia, perché non studiare un sistema serio anche qui? Sinceramente, io sono stufa marcia di prendere lo stesso stipendio della mia collega che da 20 anni fa gli stessi brani antologici, perché conosce solo quelli e io mi sbatto per stimolare i ragazzi alla lettura. Non sono una martire e non mi sento tale, ma vorrei che venisse riconosciuto il mio lavoro. Così come mi ritrovo 24 alunni in prima, più handicap, dsa e bes, perchè io sono in grado di gestitli e la mia collega no. Il nostro stipendio è uguale, anzi il suo è più alto perché più anziana. Certo, Renzi non risolve la questione ma peggiora il tutto. Scusate la prolissità.

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giusi73221 in realta' non solo segui il mio livello di analisi, che non e' poi cosi' astruso come dimostra la tua profonda comprensione? (sono molto contento del tuo commento perche' porta il discorso al centro del problema, a mio avviso), ma cogli l'unica "difetto" del mio ragionamento?, ovvero l'unico motivo per me di essere dubbioso. Il discorso e' complesso e ci sto ragionando ora per cui qui sono molto incerto e contraddittorio. Il fatto e' che il mio ragionamento non e' tanto "docente centrico" quanto "adulto centrico". Per me la scuola e' il luogo in cui le nuove generazioni incontrano le vecchie. Il ruolo di trasmissione del sapere, della cultura come sistema di valori, e,' per me, centrale. Chiamala se vuoi deformazione professionale, insegno storia? Pero' riconosco che oggi le trasformazioni economico-sociali e tecnologiche sono rapidissime, i miei ex-alunni "cervelli in fuga"? sono veramente cittadini europei e sempre meno italiani con competenze anni luce dalle mie, non tanto tecnologiche, quanto sociali e linguistiche. Questo fa della mia scuola una scuola del passato, visto che il presente passa tanto velocemente da, quasi, non esistere. Per cui sono indotto al dubbio. Ha senso ancora la storia? E la letteratura? E la cultura, come insieme di valori coerenti? Persino l'idea di trasmissione di saperi rischia di essere obsoleta. Ha ancora senso una scuola come la intendo io? Persino il pensiero critico, inteso come modalita' di razionalita' che permette la scelta tra opzioni legittime, ha ancora senso in un tempo in cui si frantumano i modelli sociali e la stessa idea di societa'? Ti seguo su un terreno che poco mi piace, umanamente e culturalmente. Forse dovremmo immaginare una scuola del futuro, dovremmo come Nietzsche denunciare l'inutilita' della storia, la falsita' della cultura ed abbracciare l'eterno presente privo di senso. Ma questo esula dal discorso che qui facciamo, inoltre son, quasi, convinto che le teorie che sottolineano il cambiamento come guida dei sistemi formativi possano essere un mascheramento del fatto che il cambiamento siamo noi a produrlo, non e' predestinato o preconfigurato e la scuola dovrebbe fornire gli strumenti per partecipare e dirigerlo, al limite rifiutarne alcuni aspetti,non per adattarsi ad un mutamento disposto da meccanismi poco trasparenti e democratici. Mi interessa particolarmente il tuo parere perche' su questo tema oscillo, ho dubbi legati alla mia formazione che potrebbe essere obsoleta.

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Tanta di quell'Europa si è ispirata a menti illuminate italiane: montessori, malaguzzi, don Milani, Lodi, Rodari, Montesano, e tanti altri ancora!!!

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PS OT INFORMAZIONE COMMERCIALE? Tra l'altro l' autore parlando di "indocenti" compie un plagio probabilmente involontario? Infatti "Vita indocente" s'intitola un delizioso libretto pubblicato nel 2011 che descrive la vita e le speranze di due giovani insegnanti precarie costrette ad una vita indocente. Una delle due autrici e' stata mia ex-alunna ed il libro e' anche una dichiarazione d'amore per questo mestiere. Perdonate l'OT, ma si parlava di cervelli in fuga ci sono anche quelli che resistono?

http://www.ibs.it/code/9788854843653/busacca-roberta-lo-presti/vita-indocente.htmlfbclid=IwAR3FG-Qkgjt-jjM0PhxbT91SYMeCXIq_JhtAgv_kuiWe3UPIbBoq44Af6XI

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Cosa dire Paola? L'argomento brucia, a me brucia e credo che vada al di là della questione preside, anche un preside che comanda non è in grado di capire chi è bravo e chi non lo è. Nel mio caso, padre di un bambino con sindrome down ho subito docenti non professionali e la preside me li ha pure difesi, anche se indirettamente... L'articolo vuole secondo me semplicemente mettere al centro dell'attenzione la qualità dell'insegnante, al di là delle ideologie che a mio modestissimo parere stanno imperando più che mai. È incredibile come un tale movimento si sia risvegliato contro Renzi e abbia dormito per vent'anni, nemmeno per il maestro unico e per il ritorno dei grembiuli e il fiocco bianco c'è stato tanto rumore. Non sto a difendere la Buona scuola (è lì che si va a finire) perché non mi pare tutta questa riforma, piuttosto un tentativo per ragionare e rimettere in discussione la qualità, per il resto, per fare certe cose bene ci vogliono tanti soldi e quelli non ci sono, almeno finché certo stato ha costi tanto alti, regime che tra l'altro è stato avallato dal sistema pre-renziano e che ha messo in silenzio e scoraggiato tantissimi bravi docenti che fino al ministero di Berlinguer (io c'ero) avevano osato sperare e prima ancora avevano osato cambiare... Trovo che nella sua semplicità l'articolo voglia rimettere al centro il tema della passione per l'insegnare e forse attraverso questa combattere contro l'astrazione della libertà dell'insegnamento intesa come contraria alla scelta di un metodo o di più metodi di insegnamento, perché spesso libertà di insegnamento vuol dire libertà di fare il proverbiale minimo sindacale e questo non te lo dico da insegnante, ma da padre di tre figli, di cui la più grande è alla fine della scuola dall'obbligo. E non mi si venga a dire che siccome si è pagati poco si è autorizzati a fare il minimo!!!

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Scusa Giusi ma a me non sembra che tutte le riforme abbiano messo il bambino/ragazzo/discente al centro. La storia dell'insegnante unico alle elementari è venuta fuori per illuminati motivi pedagogici? L'aver tolto le ore a disposizione nella scuola secondaria è venuta fuori per migliorare l'offerta formativa? Non sappiamo mai il pensiero fondante che c'è dietro ad una riforma...o forse lo sappiamo bene!!

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loredana91 sia Moratti che Gelmini nelle Indicazioni promuovono la centralità dello studente, poi l'hanno declinata in modo discutibile ma teoricamente c'è questo proposito

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Giusi....il problema è che una riforma non si fa con le parole. E' troppo ovvio promuovere la centralità dello studente, ma se poi il tutto viene declinato in modo discutibile vuol dire che i presupposti erano solo specchi per le allodole

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tutti sappiamo che gli alunni ci chiedono altro....e tra questo "altro" ci sono di sicuro le nuove tecnologie. E allora perché non istituire l'insegnamento di informatica (o come altro si voglia chiamare) fin dalla scuola primaria, affidandolo però a specialisti e non alla buona volontà degli altri insegnanti che potrebbero, loro malgrado, non essere particolarmente ferrati in questo campo? Potrebbe essere anche questo un cambiamento efficace?Boh

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loredana91 nessun riferimento allo sciopero, non so proprio da dove tu l'abbia voluto cogliere. rosario2 ognuno di noi conosce qualcuno, ha un parente, un amico, un conoscente che ha avuto più o meno successo, in Italia o all'estero. Sono aneddoti e storie di vita che possono rassicurarci, eventualmente, ma che non aiutano chi voglia occuparsi di politiche scolastiche. In tutto il mondo, l'approccio usato è quello basato sui dati, non sugli aneddoti. Come sta il nostro sistema di istruzione? Male, molto male. Purtroppo non solo non siamo i "migliori" ma siamo veramente tra i peggiori! È sufficiente dare un'occhiata al portale Noi Italia dell'ISTAT (almeno di questo istituto ci fidiamo, o anche questo è al soldo del pensiero unico?):

http://noi-italia.istat.it/index.phpid=6&amp=;user_100ind_pi1[uid_categoria]=05&L=0&cHash=162d2ee0f6d9c9ce55343c4e425f6974&fbclid=IwAR3Qm_C0yk9gr6BujSLsuI0ecCmXV94K9VKtHR9SN3dSW-dVHlgIpNgepvw

Per comodità, riporto qui il riassunto della pagina. Dopodiché, ognuno è liberissimo di guardare solo i propri ex alunni, amici e parenti.

>> In Italia l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil nel 2012 è pari al 4,2 per cento, valore ampiamente inferiore a quello dell'Ue28 (5,3 per cento).

>> Nel 2013 il 42,2 per cento della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato: un valore molto distante dalla media Ue28 (24,8 per cento) e inferiore solo a Portogallo, Malta e Spagna.

>> I dati più recenti sul livello delle competenze (indagine Pisa dell'Oecd) evidenziano che l'Italia consegue una performance inferiore alla media Oecd e a quella dei paesi Ue che partecipano all'indagine, ma conferma i segnali di miglioramento, già evidenziati tra il 2006 e il 2009.

>> In Italia, sebbene il fenomeno dell'abbandono prematuro degli studi da parte dei giovani sia in progressivo calo, si è ancora lontani dagli obiettivi europei: nel 2013 la quota dei 18-24enni che ha interrotto precocemente gli studi è pari al 17,0 per cento, il 20,2 tra gli uomini e il 13,7 tra le donne.

>> La permanenza dei giovani all'interno del sistema di formazione, anche dopo il termine dell'istruzione obbligatoria, è pari all'82,4 per cento tra i 15-19enni e al 21,6 tra i 20-29enni. Rimane consistente il divario rispetto ai paesi Ue.

>> Il 22,4 per cento dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente). Nonostante l'incremento che si osserva nel periodo 2004-2013 (+6,8 punti percentuali), la quota è ancora molto contenuta rispetto all'obiettivo del 40 per cento fissato da Europa 2020.

>> I giovani italiani tra i 15 e 29 anni che nel 2013 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un'attività lavorativa sono il 26,0 per cento del totale (circa due milioni e mezzo), un valore fra i più elevati in Europa. La differenza fra i generi rimane significativa e si amplia lo svantaggio del Mezzogiorno.

>> Solo il 6,2 per cento degli adulti è impegnato in attività formative, un valore che evidenzia il ritardo dell'Italia in materia di apprendimento permanente rispetto alla media europea (10, 5 per cento).

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Antonio, il riferimento allo sciopero l'avevo fatto io, non tu?

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Antonio citavo i miei cervelli in fuga scherzando, ma non troppo, ma l'ISTAT, che non è il pensiero unico, riporta gli stessi dati sull'emigrazione intellettuale del nostro paese. Sul resto son d'accordo, spendiamo poco. Sull' OCSE-PISA una sola nota sai bene che i risultati che riporti sono una media, se li scorporiamo regionalmente, in realtà andrebbero analizzati in modo più analitico, vedremmo: che Trento e Bolzano sono ai primi posti al pari della Finlandia, che il Nord è superiore alla media OCSE e ben posizionato, il Centro è nella media, il Sud sotto, ma quello che fa sprofondare la media sono le isole. Insomma l'OCSE-PISA ha scoperto la "questione meridionale". Sembra il problema del pollo di Trilussa: "Me spiego: da li conti che se fanno seconno le statistiche d'adesso risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue, t'entra ne la statistica lo stesso perch'è c'è un antro che ne magna due." Adoro la statistica, ma bisogna saperle leggere i numeri in se raramente significano qualcosa.

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PS Mi sai dire i risultati OCSE-PISA della mirabolante Svezia comparati alla nostra disastrata scuola italiana??

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Infatti la parte sul PISA mi interessa poco. E Trilussa volevo citarlo anch'io? Comunque, gli altri dati ci inchiodano. Per approfondire ancora, consiglio questo ottimo libretto http://www.laterza.it/index.phpoption=com_laterza&amp=;Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858111857&fbclid=IwAR3RIE6P9OkQ5G-yp7EKuu6JArf27PL2plwiJ5m1_f2Xly0j2GiBg51STkk

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Letto e concordo in gran parte, ma poco a che fare con valutazione e governance di più su risorse come d'altronde sostiene da tempo Pietro Giarda, identificando il nodo politico della questione. Vedi http://www.rosariopaone.it/q=node%2F38&amp=;fbclid=IwAR1Pt-gAcjbrITnjRkEtFWBJt0MoEYz4xD1E8U9dlxKk8z37x9iSDL60lgw

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rosario2 ti ringrazio di quanto dici ma so... di non sapere. Entro i limiti della mia ignoranza penso che ci sia molto bisogno di cultura "classica" ma anche di aiuto a riconoscere la cultura contemporanea, quella vivente, attuale, presente. Quella in cui i ragazzi non possono trovare echi o corrispondenze senza l'aiuto dell'adulto che svela l'antefatto sconosciuto. Avevo apprezzato moltissimo la spinta allo studio del '900 fatta, mi pare, ai tempi di Berlinguer, il secondo '900 soprattutto, ma il mio punto di vista parziale mi fa percepire che nella maggior parte dei casi si continui a impostare la storia come cronologia e si dedichi molto tempo a periodi lontani scarsamente densi di eventi e poco a periodi vicini e vorticosamente densi di rivoluzioni, ugualmente rilevo poco spazio dedicato alla storia "degli altri" che sarebbe così importante per capire certe "ragioni" che il presente ci propone o impone. Penso che alla scuola manchi un po' più di ascolto verso gli studenti, D'Avenia avrà i suoi difetti ma coglie un punto: è attraverso le emozioni che si può apprezzare la cultura, dall'emozione poi si può passare alla stilistica, all'analisi, all'esercitazione, ma dentro un senso che rende la fatica piacevole o comunque accettabile. Buone relazioni con gli studenti non vuol dire accondiscendenza, vuol dire far sentire "I care", dentro la cura il 2 può essere una rampa di lancio, senza relazione umana invece può essere una pietra tombale.

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Giusi immaginavo il commento? Sull'autore dell'articolo non dico niente, poiche' nulla dice lui ed ognuno puo' riempire le sue parole di senso? Invece sulla storia se un errore e' pensarla come cronologia altrettanto grave e' vederla come una "spiegazione" del presente. Impossibile capire l'oggi senza conoscere l'Olanda del '600. Berlinguer non aveva nessuna idea di cosa fosse storia. Pero' ancora una volta cogli un aspetto, sembra tu identifichi un trade-off tra cultura classica e ragioni del presente. Se di una cosa son sicuro e' che non ho intenzione di insegnare le "ragioni del presente" non fosse altro che perche' la storia ha sempre "ragioni" divergenti. Piegare l'insegnamento sull'oggi rischia sempre di trasformare l'insegnante in ideologo. Pero', ancora una volta, riconosco che forse la cultura ed il pensiero critico non siano virtu' odierne, meglio un'infarinatura generale di molte cose chi permettano di consumare in maniera indifferenziata Platone e l'autore della Stampa, pensando abbia detto qualcosa. Forse son vecchio ed e' ora venga rottamato? Pero' non era male leggere il "Sogno di una notte di mezza estate" anche se assolutamente inutile e molto inattuale. Chissa' perche' mi spiega meglio le "ragioni del presente" Spinoza e la Guerra dei Trent'Anni che Paolo Mieli.

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io sono tra coloro che hanno condiviso subito questo articolo, che racconta semplicemente uno spaccato, generico, di ció che può accadere in ogni scuola. Riforma o non riforma, D'Avenia o non D'Avenia, si fa fatica a negare che il punto di vista della studentessa sia quello di moltissimi studenti che frequentino una normale scuola italiana.

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Mi sono spiegata male, non credo nel piegare l'insegnamento sull'oggi ma nell'accogliere le istanze dell'oggi senza pregiudizi. La cultura degli studenti non è indegna soltanto perchè non è (ancora) classica, io mi sono emozionata da bambina leggendo Ivanohe o Piccole Donne o Sandokan o Zanna Bianca, ma queste letture "povere" forse sono state un inizio utile e non mi hanno impedito di leggere Pirandello, Verga o Shakespeare perchè erano libri che erano in casa e nessuno mi aveva chiesto di leggerli. Le emozioni non sono mai inattuali e gli adolescenti di ogni tempo penseranno di aver capito tutto a dispetto dei "vecchi"? Le ragioni del presente sono nel presente ma se ignoriamo il passato possiamo far parte delle ragioni della parte sbagliata senza rendercene conto.

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Giusi non credo tu ti sia spiegata male? Credo tu viva, a parti invertite, la mia contraddizione, cioe' mentre difendo la "vecchia" concezione di cultura la trovo invecchiata. Tu invece invochi/evochi una cultura nuova, ma non per negare la vecchia. Mi sa che dovremo chiarirci le idee, almeno io, come ti ho detto su questo tema sto riflettendo e non ho ancora un'idea precisa.? Non riesco a trovare il bandolo della matassa.

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la ragazza ha scritto una lettera basata sull'ovvietà. E chi si scandalizza non è in buona fede. Anche io, ai tempi, ebbi un insegnante appartenente alla categoria degli indecenti, e la cosa ancora la vivo come una grande ingiustizia. Ricordo anche che il preside di allora decise di assegnarlo guarda caso alla mia classe, e non a qualsiasi altra, perché io e i miei compagni non avevamo particolari santi in paradiso. Quindi, doppia ingiustizia!! E Io spero non solo che non ci siano più "indecenti"(in qualsiasi campo eh?), ma anche che i "santi in paradiso" non siano una tutela fondamentale per i propri diritti. Per la seconda questione sappiamo probabilmente come bisogna muoversi....e cosa evitare.....; per la prima bisognerebbe innanzitutto stabilire, prima di ogni altra discussione, i criteri necessari per definire "maestro" un insegnante....senza discrezionalità.

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e io credo nella scuola intesa come "comunità". Per cui un bravo insegnante, a mio avviso, è uno che, oltre a padroneggiare le proprie discipline ( cosa valutabile all'origine), è uno in grado di interagire positivamente con alunni e colleghi. Quindi, il più grande esperto di fisica nucleare è un bravo insegnante? dipende. Se non riesce a vivere in modo partecipato l'istituzione scuola non ha le competenze necessarie per fare l'insegnante. E la valutazione dovrebbe fermarsi qui. tutto il resto è libertà di insegnamento (tecnologia o non tecnologia, storia antica o storia moderna, ecc, ecc, ecc)

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Tante discussioni dottissime, e nulla di più, cioè nessuna concretizzazione. Riprendo e spiego meglio un mio commento precedente:

"i docenti stessi non fanno mai il passo successivo, cioè UNA proposta di legge sulla scuola appoggiata dalla maggioranza dei medesimi"

Ovvero proposte direttamente dal basso, una legge scritta direttamente da insegnanti, completa e in formato concreto immediatamente votabile in Parlamento così com'è.

Perché ai tempi di Brocca, e fino a pochi anni fa era tecnicamente impossibile fare altro che accettare la commissione ministeriale o al massimo la concertazione a porte chiuse fra governo e vertici sindacali. Oggi, invece, mettere su un wiki per scrivere insieme, e riuscire a usarlo, è alla portata di abbastanza persone da non aver affatto bisogno di quei modelli. Le leggi di iniziativa popolare possono proporle tutti

Parlo di cose come questa: http://lipscuola.it/blog/testo-della-lip/fbclid=IwAR3t1RoiMIgVIKz4WdtE1oDOyOLSeAV1xWetm3KZmqKrD5HKUHur44Nws1E NON del suo effettivo contenuto, su quello si può essere d'accordo o no, parlo solo del fatto che mettere su un Wiki per elaborare e scrivere insieme, via Internet, un testo pronto da far votare è facilissimo oggi, e che nessuno impedisce ad altri insegnanti della scuola pubblica di fare altre proposte. E poi di raccogliere firme in proposito, quando si è arrivati a un testo completo, perché vada in Parlamento per essere poi votata. Quanti di voi sapevano già che quella proposta è online? Quanti di voi sanno che, una volta che qualcuno te lo ha installato, usare e gestire un wiki è una cosa fattibilissima anche da chi non sa NIENTE di programmazione?

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Tanti bei commenti tutti validi interessanti....ma ciò non migliora la nostra condizione attuale....irrispettosa e inadeguata verso tutti i docenti di ogni ordine di scuola

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Marco non credo il problema sia tecnico. Nel mondo della scuola molti sono gli insegnanti con competenze tecnologiche anche sviluppate. Io conoscevo la LIP e la sua storia, gestisco un blog con drupal, un sistema elearning con moodle, uso quotidianamente come sistema operativo gentoo ed ho fatto molti corsi di formazione per docenti. Il problema e' politico, le forme di democrazia diretta si affacciano ora alla ribalta e presentano molte ombre e poche luci. Hai mai fatto un giro in un meetup?

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Rosario, il problema ovviamente non è tecnico, semplicemente perché di insegnanti con competenze informatiche buone per fare cose del genere ne bastano 2 o 3 per gestire il software, a tutti gli altri che volessero partecipare basterebbe una competenza simile a quella per mandare una email. E se è "politico", non credo proprio che lo sia nel senso che dici tu, se ho capito bene.

Quando hai voglia cercati quanto ho scritto su voto online, m5s e open data, democrazia diretta.. le molte ombre da quelle parti le conosco benissimo, ma non cambiare discorso. Non sto dicendo di sostituire il parlamento con i cittadini, sto dicendo che ad aspettare la manna dal cielo dai politici perché "questo spetta alla politica" si muore di vecchiaia, che scrivere collaborativamente una PROPOSTA da sottoporre al Parlamento per il voto oggi è semplicissimo, e che se su 840mila docenti di scuola statale o quel che è (molti dei quali si consumano a lamentarsi del fatto che le riforme le fanno tutti, tranne chi nella scuola ci sta e la conosce sul serio) solo i tre firmatari di quella LIP sono andati oltre lo stadio delel dissertazioni teoriche, forse tutti gli altri devono rifletterci un po'

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Marco cerchero' sicuramente quanto hai pubblicato. Anch'io penso che le opportunita' di una "mobilitazione cognitiva", come la definisce Fabrizio Barca, siano enormi e ricordo bene, sono vecchietto?, l'esperienza delle bbs da cui nacque fidonet? La possibilita' di costruire "gruppi d'interesse" e' ovvia ed utile. Cio', pero', non toglie che l'esperienza dei meetup sia abbastanza deludente. PS appena possibile leggero' le tue analisi? che mi interessano molto?

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noto che le tre tipologie di D'Avenia (che ritengo un grande comunicatore del valore della scuola) compaiono anche nell'articolo di Dell'Oro dello scorso dicembre (e la studentessa ricorda il Checco della sua fiction). Dice: " «Sei proprio sicuro che sia indispensabile una riforma della scuola?». È la domanda che il Checco, una sorta di mio alter ego, noto ai lettori di La scuola di Lucignolo, mi fa spesso. I dubbi del Checco, apparentemente banali e un filo provocatori, hanno però il pregio di suggerire qualche riflessione. 1) Nella scuola italiana abbiamo alcuni insegnanti e dirigenti scolastici straordinari. (questi insegnanti non hanno bisogno di una riforma della scuola. Loro sono in aggiornamento continuo. Sono riformatori nel loro Dna.) 2) Altri che svolgono la loro professione con impegno, ma senza grandi entusiasmi. 3) Non mancano alcuni personaggi che cercheremo di dimenticare in fretta. Con fatica."... nella conclusione, i prof del 2° e 3° tipo sarebbero il risultato del sistema, che non richiede adeguata formazione e non dà il dovuto riconoscimento economico e sociale. Visto che sono loro il problema, eliminiamoli pure, ma i neoassunti (e i ds) saranno del 1° tipo grazie alla riforma? qualcuno nelle alte sfere dovrebbe porsi questa domanda.

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Un mese di ferie durante l'anno? Questa frase rende tutto il resto poco probabile. E' vero che ci sono alcuni docenti indecenti, ma lo sono così platealmente che la colpa è degli studenti che non protestano (fa loro comodo avere voti alti facili) e dei DS che non prendono provvedimenti (possono). E poi in tutte le categorie c'è gente indecentet e gli altri sono costretti a fare anche la parte di lavoro che loro non fanno. Solo che si nota di più dove il lavoratore sta di fronte all'utenza, come noi, i medici, gli impiegati agli sportelli...

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Purtroppo è così, ma la buona scuola non cambierà le cose!

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Erroneamente la ragazza ha definito ferie, un periodo di assenza per malattia, e non aggiungo altro.

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loredana91 spiace vedere che anche in questi gruppi quanfo si parla di scuola e di riforma si pensa quasi esclusivamente alla secondaria. Nella scuola primaria l'insegnamento di tecnologia c'è da anni. Inizia con la prima classe (1 ora a settimana) e comprende ben di più che il solo uso del vomputer (sul quale prima o poi scriverò un libro, perché credo sia un capitolo davvero complesso riferito a bambini di 6/10 anni!)

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Paola Limone grazie per aver sollecitato un giudizio di contenuto. Come genitore di una ex (ormai, per fortuna è all'Università) condivido ciò che si dice nell'articolo. E condivido anche i tuoi giudizi: lui a volte è piuttosto saccente, ma negare che questa sia la situazione della nostra scuola significa far del male alla scuola pubblica. Ciò detto: la scuola italiana viene "riformata" a parole ad ogni cambio di ministro per puri scopi elettorali. Mentre al Paese servirebbe una riflessione seria sul ruolo della scuola, sullo status dei docenti, tutti però, dall'infanzia alla secondaria (e all'Università? Ne vogliamo parlare?), sul ruolo dei genitori e sugli strumenti per valutare dirigenti, docenti e alunni. Ma in questo periodo storico temo che il mio sia solo un sogno!!

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, purtroppo sono in grado di portarti solo la mia esperienza. Nella realtã che conosco io l'ora di tecnologia è intesa tipo "argomento a piacere". E questa non è una critica rivolta agli insegnanti, ma all'organizzazione del sistema scuola. Es, io allo scientifico potrei insegnare geografia astronomica.....eppure sono una biologa!!! Quindi, se all'improvviso mi chiamassero ad insegnare questa materia, prima di diventare competente con sforzi del tutto personali, qualche argomento a piacere lo inserirei anche io nella programmazione?

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, per capire meglio....che titolo deve avere una insegnante per ricoprire quell'ora di tecnologia alla primaria?

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Nell'ora di tecnologia ci si può anche occupare non di attività informatiche. Qui avevo raccolto un bel po' di idee in un percorso coerente. Il problema è che troppi insegnanti non riescono a digerire il fatto che a scuola si dovrebbero fare attività laboratoriali e non lezioni frontali, e non so cosa potrà mai veramente smuoverli, onestamente sono molto pessimista in proposito....https://paolalimone.wordpress.com/2010/12/19/educazione-tecnologica-dq6gp1q9gjfz-9/fbclid=IwAR3SjUXqqPoR2UHFMhYu34tqBRm7scT41bC3xjew9oIczAFJvorpTwWxZ5E

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Per rispondere alla tua domanda Loredana, non ci vogliono titoli, ci vuole formazione, aggiornamento costante e uso uso uso, elasticità mentale e voglia di mettersi in gioco. roba non per tutti i palati:-) poi ci vogliono le attrezzature e devono essere adeguate. Io nel laboratorio quest'anno li ho portati pochissimo i bambini, troppi blocchi, troppe grane, presto ottimizzeremo e stiamo partecipando al bando per i fondi europei, quando il tutto mi permetterà di lavorare e di non perdere tempo riprenderò. In caso contrario continuerò ad arrangiarmi con il mio videoproiettore e il mio pc, ma non sarà fare tecnologia a scuola, sarà un'altra cosa, funzionale in molte circostanze ma diversa

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Forse non ho colto bene quello che dici paola65, però quello che io chiedo è questo: se vogliamo che un alunno sappia usare in modo "consapevole" tablet, computer, lim, smartphone ecc ecc, come leggo ovunque, secondo voi è sufficiente farli smanettare "a caso" piuttosto che dare qualche solida base innanzitutto? Le attività laboratoriali si riesce a gestirli se c'è padronanza della materia...in qualsiasi campo.

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Scusa paola65, il tuo messggio ė arrivato dopo

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?

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quando parlo di titoli mi riferisco anche a formazione ecc ecc. Però, dicevo, se io fossi chiamata l'anno prossimo a insegnare geografia astronomica penso che farei danni, perchė per formarmi ho bisogno di un po di tempo. Nel frattempo quei ragazzi si sono tenuti un'insegnante schiappa

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È un rischio, oppure invece di presentarti come insegnante schiappa ti presenti con una serie di domande alle quali cercherai di dare risposte insieme ai tuoi studenti, mettendo le mani in pasta. Certo che nessuno dovrebbe improvvisarsi almeno su ciò che significa l'uso sicuro e consapevole della rete, la ricerca di fonti autorevoli, la capacità di rielaborare in modo personale e quella di condividere. Fornazione aggiornamento.

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Paola, secondo me nella scuola c'ė un problema all'origine. Si pretende che gli insegnanti siano tuttologi per poi dar loro addosso definendoli incompetenti. Io voglio entrare in classe con la sicurezza (almeno all80%? ) di essere competente in quella materia. La formazione in itinere o a posteriori penalizza di sicuro qualcuno, gli studenti innanzitutto, ma anche gli insegnanti per la loro immagine.

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Forse, per quanto riguarda la distribuzione di tutte le discipline e solo nella scuola primaria c'è l'idea che si debba essere tuttologi. Quest'anno alla nuova ds, all'atto della mia richiesta di trasferimento ho detto chiaramente che avevo impegnato 32 anni di carriera per insegnare al meglio matematica e scienze, e che sarebbe stata una perdita di professionalità mettermi a insegnare italiano, e lei mi ha dato perfettamente ragione ( ha potuto farlo perchè c'erano più posti, a volte non è possibile). Ma saper usare le tecnologie nella didattica ormai dovrebbe essere obbligo trasversale e transdisciplinare. Che ci piaccia o no il bancomat, il cellulare e la brnzina da soli abbiamo imparato a usarli, così come il ferro da stiro, la lavatrice etc. Ecco, nel nostro lavoro non dovrebbe essere più concessa troppa ignoranza in materia informatica, tutti dovrebbero avere le basi e una formazione obbligatoria. Poi nell'ambito della libertà di insegnamento ognuno può decidere come e dove applicarne l'uso, rispondendone però in caso contrario.

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Paola, ho parlato del mio caso...perchė dovrei insegnare geografia astronomica in quinta liceo se sono biologa? Per quanto riguarda la tecnologia non sto parlando di conoscenza superficiale. Io la lavatrice la so usare ma sinceramente non saprei spiegarne bene il funzionamento. Sono un'utente di lavatrice e basta. le tecnologie potrebbero essere usate benissimo a scuola a livello trasversale come io uso la lavatrice. Ma secondo me ci sarebbe bisogno di conoscenze molto più specifiche. E guarda che ti corsi di formazione altamente specifici in materia io non ne vedo tantissimi in giro.

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E se nel nostro lavoro non si ammette igroranza in campo tecnologico.....riformiamo il sistema in modo tale da garantir tutto ciò!!

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Chi si vuole dedicare all insegnamento deve necessariamente ricevere questa formazione, non affidando il tutto alla buona volontã di ciascuno

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la formazione dovremmo ottenerla e di qualità, ma nell'attesa del miracoloso evento io son solita non attendere, da anni mi formo e mi aggiorno in rete e sperimento, e chiedo, e riprovo, e sbaglio, e mi arrabbio, riprovo e riesco e imparo. Poi c'è chi ha bisogno del corso in presenza, ma dove io spendo in tempo a casa qualcuno lo deve spendere per recarsi in loco. Ognuno scelga ciò che è meglio per lui, ma faccia qualcosa. In ogni regione quest'anno si sono fatte decine di corsi gratuiti, altri ve ne sono a prezzi ragionevoli, materiale ce n'è a bizzeffe in rete e anche tutti i gruppi tematici su fb possono essere una fonte ricchissima di risorse. Non ci sono tante scuse a mio parere, chi vuole imparare si sbatte e trova il modo, gli altri trovano giustificazioni e scuse più o meno accettabili, dalla crisi, al ddl, alla famiglia (figli, nipoti, parenti e affini). Tutto comprensibile ma il lavoro è lavoro e va fatto al meglio delle nostre possibilità. Ci riempiamo la bocca con il Long life learning, che tradotto poi significa semplicemente "non si smette mai di imparare:-)"

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Condivido in pieno...

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Loredana scusa, non è che non voglio rispondere. Sono solo stravolta dagli adempimenti di questi giorni. Appena riesco ti rispondo?

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, perdonami.....non ricordo più a cosa devi rispondermi ?

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anche io sono stra impegnata?

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