Ora, il personaggio collega/ scrittore può risultare più o...

Ora, il personaggio collega/ scrittore può risultare più o meno simpatico, a volte a mio parere piuttosto saccente, ma vorrei avere la vostra opinione su questo articolo. Nulla di nuovo per carità, ma l'ho visto condividere e ho letto commenti feroci e sarcastici. Vorrei che se ne parlasse a prescindere dall'autore. Perchè a negare il marcio a mio parere si rischia di marcire tutti...

Esistono tre tipi di professori: i maestri, gli indecenti e gli in-docenti

Non si può prescindere dal posizionamento dell'autore. È legato all'opus dei e parla da privilegiato che lavora in una paritaria. Sta portando avanti una sottile difesa del ddl con la modalità meschina di gettare merda sui colleghi. Per me i prof indecenti sono quelli che consigliano agli alunni i suoi libri da due soldi, colmi di retorica e di luoghi comuni.

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E comunque pur volendo prescindere dall'autore, il contenuto è la solita trita e ritrita retorica del merito con la quale ci stanno vendendo questa deleterea riforma

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Ci sono pessimi insegnanti? si indubbiamente. il problema è che ovunque mi giri si sottintenda o si esplicita direttamente che essi siano la maggioranza, quando invece nella mia diretta esperienza risultino davvero minoritari. Poi certo le scale di mediocrità sono infinite... molti sono quelli demotivati e sfiniti che si arrangiano come possono e su questo posso dare ragione all'autore, dovrebbero aiutarci a dare il massimo non seppellirci sotto carte e denigrazione. Quello che però mi da fastidio sono le evidenti mistificazioni. Come si fa a dire che un insegnante ha preso un mese di ferie? dovrebbe essersi sposato, poi rimasto subito vedovo per prendere il congedo per lutto, finito il funerale si è fatto un 4 o 5 giorni di aggiornamento, un 3 giorni di seguito per assemblee sindacali e i 9 giorni effettivi di ferie (6 più i permessi personali) tutti di seguito?

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Son bugie e mistificazioni in cattivissima fede, per questo dico che non si può prescindere nel giudizio dagli interessi del "collega" che tira acqua al suo mulino a spese nostre. Io ho preso un solo giorno di ferie quest'anno, ed è stato il primo in 4 anni, e ho fatto pure fatica a prenderlo!

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Per me, in quest ' articolo c'é molta verità, ma in questo momento storico parlare in questi termini è davvero fuori luogo, perchè per estirpare il male dalla scuola non va presa la scure, ma il bisturi, e nelle mani di sapienti chirurghi, non di macellai...

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Condivido ciò che scrive la ragazza. Purtroppo ci sono docenti e docenti. Allora bisognerebbe licenziare gente che non ha voglia di lavorare e gratificare chi lavora seriamente e con professionalità. Ma chi deve giudicarci? Questo è il problema.

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Cara Paola, forse chiedi troppo, è difficile commentare un non-pensiero, delle banalità da bar che non esplicitano nulla. Un po' come una recensione filosofica di “Va dove ti porta il cuore”? Comunque siccome lo chiedi ed io ti stimo perché so che sei sincera nella richiesta, ovvero t'interessa il nostro parere, lo prenderò sul serio, per farlo dovrò ricostruire il suo pensiero, il non detto, per banalità dell'autore o per disonestà intellettuale. Cosa dice l'articolo? Dice che nella scuola ci sono varie tipologie di docenti: alcuni che non fanno nulla o non sanno fare nulla, alcuni bravi, ed altri stanchi e demotivati. Una banalità appunto, poi sostiene che per gli indecenti occorrerebbe il preside-sceriffo perché oggi nulla si può fare contro di loro, ma questo è falso perché anche oggi è possibile sanzionarli o sottoporli a visita ispettiva, i bravi andrebbero premiati, e gli stanchi rimotivati. Ancora banalità, dimentica una quarta categoria: quelli che sanno distinguere ad occhio le tre tipologie, ovvero lui. Mi sono chiesto a quale delle tre io appartenga e la risposta è difficile. In classe lavoro, perciò non dovrei essere indecente, ma i risultati sono controversi, perciò potrei non essere capace, alcuni studenti si rivolgono a me per consiglio anche anni dopo il diploma ed alcuni sostengono che sarei riuscito a motivarli nella vita, perciò potrei essere bravo (anch'io come l'autore prenderei buoni voti dai miei alunni, anche grazie al fatto che insegno storia e filosofia, ma questo non dice nulla sulla mia “bravura” che non dovrebbe essere basata sul consenso del cliente), anch'io sono stanco e demotivato, chi non lo sarebbe nelle condizioni date? Insomma l'articolo riporta delle banalità e per di più ad un esame onesto ci dice che ognuno di noi, o almeno io, potrebbe essere una qualsiasi delle tre categorie, evitando di estremizzare, ovvero di pensare ad un idealtipo che nella realtà non esiste. Di che parliamo allora? Parliamo della parolina chiave, detta e non detta: il merito. Amartya Sen, autore che l'autore dell'articolo poco frequenta perché non banale, richiesto di parlare a proposito di merito e giustizia così inizia il suo articolo: “I have been asked to write on “Justice in Meritocratic Environments.” The idea of meritocracy may have many virtues, but clarity is not one of them. The lack of clarity may relate to the fact, as I shall presently argue, that the concept of “merit” is deeply contingent on our views of a good society.” Insomma definire il merito non è per niente facile poiché dipende dall'idea di società che abbiamo. Nel Manifesto di Chelsea, brano tratto dal suo saggio “L'avvento della meritocrazia” Michael Young riporta: “Perchè, chiedevano, un individuo è considerato superiore ad un altro? Per colpa rispondevano, della ristrettezza dei valori ultimi, e criteri di giudizio in base ai quali gli uomini si valutavano vicenda. Quando l’Inghilterra era governata da guerrieri, il cui potere era fondato sull’abilità di uccidere, grand’uomo era il gran condottiero; e i pensatori, i poeti e i pittori venivano trattati con disprezzo. Quando l’Inghilterra era governata da proprietari terrieri,coloro che vivevano del commercio o della predicazione o del canto erano tutti considerati di razza inferiore. Quando l’Inghilterra era governata da capitani ’d’industria, tutti gli altri uomini erano considerati inferiori. E tuttavia — essi sostengono — non c’era mai stata una semplificazione cosi grossolana come nell’Inghilterra odierna. Dato che il paese si consacra all’unico, supremo scopo dell’espansione economica, le persone vengono giudicate solo in base a quanto incrementano la produzione, o alle competenze che, direttamente o indirettamente, porteranno a quel fine. Se fanno soltanto quello che fa il comune lavoratore manuale, non contano niente. Se fanno quanto fa lo scienziato la cui invenzione esegue il lavoro di diecimila individui, o il dirigente che organizza covate intere di tecnici, allora appartengono al novero dei grandi. La capacità di aumentare la produzione, direttamente o indirettamente, si chiamava “intelligenza”: questa ferrea misura è il criterio con cui la società giudica i suoi membri. Nello Stato moderno l’intelligenza qualifica all’esercizio del potere quanto la qualificava la nascita nello Stato d’una volta. L’affermarsi di questa qualità é dovuta a un secolo di guerre e di minacce di guerra, in cui il genere di realizzazione professionale che aumentava il potenziale bellico nazionale veniva esaltato sopra ogni altro; ma — dicono i tecnici — ora che la minaccia non é più cosi immediata, non potremmo incoraggiare il pluralismo dei valori?” La cosiddetta meritocrazia, ovvero l'idea che si debba premiare il merito, è argomento ideologico assai complesso, in realtà lo si usa senza sapere quel che si dice. Quando Tony Blair lanciò questo slogan Micheal Young, l'inventore dello slogan (leggere la sua biografia su wikipedia per vedere se trattavasi di mediocre? ) gli scrisse, sul Guardian: “It is highly unlikely the prime minister has read the book, but he has caught on to the word without realising the dangers of what he is advocating.” Come vedi, e mi scuso per la lunghezza del commento, questioni complesse, di non facile comprensione. Io non so se l'autore dell'articolo sia un ingenuo o un agente della ragione neoliberista (personalmente penso sia un ingenuo), ma commentare partendo dai suoi articoli è difficile perché ti devi “inventare” un significato che potrebbe esserci o non esserci. Per analisi più complesse della questione rimando al mio blog www.rosariopaone.it

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Mi sa che hai davvero ragione...

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" il problema è che ovunque mi giri si sottintenda o si esplicita direttamente che essi siano la maggioranza, quando invece nella mia diretta esperienza risultino davvero minoritari".

Forse non è così semplice. Forse è più corretto dire, almeno questa è la mia sensazione,

"ovunque ti giri si sottintende o si esplicita direttamente che essi sono TROPPI e INAMOVIBILI".

Un singolo professore effettivamente indecente su un intero collegio di colleghi in gamba basta e avanza, soprattutto quando tutti gli altri genitori ti dicono che sta lì da 10 anni e nessuno l'ha mai spostato, basta e avanza a un genitore per cambiare scuola, magari per motivi cretini tipo che gli abbassa la media del pupo da 9 a 8 e poi perde crediti e quant'altro. Ne basta e avanza uno su 10 soprattutto se, nei fatti, non si smuove. E quel che peggio, su 13 anni di scuola dell'obbligo, la maggioranza delle famiglie italiane ne incontra almeno uno di docente così, se non sui figli sui nipoti. Garantito.

La realtà è questa, le disquisizioni teoriche sul merito, per quanto condivisibili, o le puntualizzazioni tipo su "le leggi ci sono già, basta applicarle" in quelle condizioni sono assolutamente inefficaci.

Soprattutto se invece di "OK in teoria a valutare i docenti, ma chi potrebbe mai farlo" i docenti stessi non fanno mai il passo successivo, cioè UNA proposta di legge sulla scuola appoggiata dalla maggioranza dei medesimi, e che dia garanzie CONCRETE che gente come quella, pure se è una minoranza, venga tolta dalle cattedre rima possibile

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Chi lavora alacremente e con senso di abnegazione nella scuola sa che " le pecore nere" ci sono, ci sono sempre state e ancor più ce ne saranno se passa al Senato questo " abominio" chiamato buona scuola! Ora davvero i più bravi e meritevoli, saranno fuori dai giochi fatti di nepotismo e clientelismo! La scuola era rimasta l' ultimo baluardo di democrazia e libertà e tale deve rimanere!

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