Qualche considerazione riguardo al testo "Creare i BES e tagliare il sostegno"

Qualche considerazione riguardo al testo "Creare i BES e tagliare il sostegno" che mi è' stato linkato. Le cose da dire sarebbero molte, ma qui mi limito a tre. Primo: scrive l'autrice:"Perché l'essere povero o di famiglia non italiana significa avere un BES?"....qui mi sembra evidente che l'autrice ragiona attraverso un concetto di BES vecchio e figlio di quella cultura medica e patologizzante che pervade anche le persone di scuola più progressiste, quasi che BES fosse un'ennesima etichetta diagnostica, ma così non è'. Un BES e' una situazione di vita e di funzionamento in cui, per motivi vari, bio, psico, sociali, i normali bisogni educativi trovano più difficilmente una risposta adeguata e dunque una scuola inclusiva deve in modo personalizzato rispondere. Secondo: "leggere a rovescio...", certamente, cercare di individuare i possibili rischi e' assolutamente utile (ricordiamo l'ecologia dell'azione di Morin), ma credo che troppi nella e fuori la scuola amino la dietrologia, la scienza del complotto e siano seguaci della buon anima Andreotti (se pensi male...), certo hanno avuto ragione nel profetizzare tagli alla scuola, ma non possono dire che ci siano stati tagli nel sostegno (vedi dati MIUR, tagliare qui e' pericoloso anche per la destra). Dunque, pur con le difficoltà e le perplessità che spesso ho manifestato, mi rimbocco le maniche e pazientemente cerco di costruire qualcosa di buono, e di inclusivo.Terzo: un pregio della DM e circ. e' la valorizzazione pedagogica e didattica del consiglio di classe, che è' chiamato a programmare una didattica strutturalmente più inclusiva e non solo a redigere quattro righe di PDP come adempimento fastidioso da passare al GLI che le passerà burocraticamente nel PAI. La sfida e' difficile, e molto più impegnativa, ma è' ora che sia data una spinta ad una corresponsabilizzazione vera e piena del consiglio di classe intero, senza deleghe al sostegno, come purtroppo accade spesso nei casi di disabilità. Ora ci sono anche ufficialmente alunni che hanno qualche diritto in più a forme di personalizzazione, e in questo vedo un passo avanti verso l'equita' nella lettura dei bisogni che dovrebbe caratterizzare la scuola inclusiva. Rimbocchiamoci le maniche, ognuno nel proprio ruolo, e cerchiamo di costruire programmazioni un po' più inclusive, didattiche un po' più inclusive, gestioni delle risorse della scuola un po' più inclusive...lo possiamo fare!

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