Riflessioni sul caso della mensa scolastica

LA MENSA SCOLASTICA A VIGEVANO

PRIMO OBIETTIVO DELL’ ADULTO: NON DISCRIMINARE ALCUN BAMBINO. Da cittadina, madre, nonna e, soprattutto, insegnante che “vive” quotidianamente la realtà della Scuola Pubblica Primaria, non posso rimanere indifferente né tacere di fronte al caso “mensa scolastica”, che negli ultimi tempi costituisce il tema forse più dibattuto dal personale amministrativo e docente e che, non più tardi della scorsa settimana, non ha mancato di riverberare la propria eco anche sulla stampa locale. Lo stato di emarginazione in cui l’Amministrazione Comunale vigevanese sta ponendo circa 150 bambini delle nostre scuole dell’obbligo è, a mio garbato avviso, a tacer d'altro anacronistico, come anacronistica è l'immagine che, per l'effetto, l'Istituzione scolastica sta tracciando di sé: ai piccoli studenti, per lo più figli di migranti, che secondo le valutazioni del Comune risultano insolventi, viene addirittura precluso di consumare un panino o un pasto portato da casa alla tavola della mensa scolastica, accanto ai propri compagni. Questi bimbi - ciò è quanto sembra essere stato imposto ai Dirigenti delle "nostre" Scuole dell'obbligo - devono essere collocati in locali diversi da quelli in cui sono autorizzati a sedere i compagni che hanno diritto al servizio mensa. D'accordo il rispetto delle regole di cui ha parlato il nostro Sindaco; d'accordo che le regole vadano rispettate da chiunque, sia italiani sia cittadini intra e extracomunitari ma, come insegnante, che vive e percepisce i deleteri effetti di "disintegrazione" che conseguono alla forzata separazione di "coloro che pagano" e "coloro che non possono pagare" il servizio, non posso che esprimere tutto il mio disagio nei confronti di quella che, altro non è, se non un'indiscutibile fonte di discriminazione in un contesto, quello della Scuola Pubblica, che al contrario dovrebbe essere fonte di aggregazione e di coesione sociale per tutti, indifferentemente. Tra i doveri degl’insegnanti di una scuola organizzata a Tempo Pieno, vi è quello di dare assistenza agli alunni per 40 ore settimanali attraverso turni di servizio, composte da 30 ore di didattica e 10 ore di fascia mensa, le quali comprendono il pasto e le successive attività ricreative, momento topico per garantire le fondamentali esigenze di socializzazione. Le famiglie che iscrivono i propri figli al Tempo Pieno e ne fanno richiesta hanno diritto di affidare i bambini alla Scuola e, quindi, agli insegnanti anche nella fascia oraria dalle 12.30 alle 14.30 e sarebbe (il condizionale è d'obbligo, considerato il decisum comunale) opportuno e doveroso che, se impossibilitate a sostenere le spese per il servizio mensa e a prelevare i loro piccoli in quell’orario, i bambini stessi rimangano a scuola consumando il pasto dato loro dai genitori, accanto ai propri compagni. Considerata l'imposizione comunale a relegare i bambini le cui famiglie "non possono pagare" in un locale diverso da quello dove si consuma la mensa scolastica, chiedo di poter conoscere quali disposizioni, eventualmente anche locali, regolano la materia di odierno interesse. Con la sommessa ma ferma osservazione che, qualora non ne esistessero (sono certa che nessuna norma di legge ha mai sancito che, durante l’intervallo delle ore 10.30, i bambini consumino i panini portati da casa in locali diversi dall'aula), l’ISOLAMENTO degli alunni, in tutte le sue forme e manifestazioni, è assolutamente DISCRIMINATORIO e quindi non accettabile.

Franca Resegotti Borroni Insegnante 3° Circolo Vigevano

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