Sugli insegnanti ridotti a numeri

Sarà questo il solito sfogo, ma ho bisogno di esprimere anche con le mie parole la prostrazione quella che è la nostra condizione attuale. Non la polemica sulle scelte di certo indirizzo politico che nn intende investire sulla pubblica istruzione, fatto ormai risaputo, ma su quello che è il modo in cui la nostra categoria professionale è percepita e vissuta dall'esterno e che, con molta probabilità inficia continuamente sulle scelte deleterie ormai compiute, una percezione altamente distorta, condizionata da meschini luoghi comuni. Insegnante: colui o colei che lavora dalle 18 alle 24 ore settimanali, che ha "tre mesi di vacanza", o, ancor peggio "il lavoro ideale per la donna..." e via dicendo. Colpa anche della genesi e dello sviluppo che tale professione ha avuto nella nostra storia nazionale, in particolare riferimento alla scuola elementare, per via della sommaria preparazione che veniva impartita ai fututri maestri. In questo periodo i miei (angoscianti) quesiti sono tanti:"come fronteggiare le sempre nuove esigenze educative di alunni e famiglie"? (perchè, per amore loro spesso ci facciamo carico anche delle situazioni private, offrendo sempre una spalla per mamme in lacrime...), perchè queste esigenze, sono cambiate rispetto a dieci, vent'anni fa. Perchè, in una scuola primaria, devo essere meno "maestra" e più "insegnante", dovendo fare i conti con gli orari, le classi da coprire per le supplenze, per l'inglese. Un insegnante dovrebbe essere anche un mentore... invece, mi sento sempre più un numero, un tappabuchi... uno dei tanti che vanno a completare gli orari dei maestri unici... maestri unici nelle cui classi alla fine, si avvicendano sempre più figure! che paradosso! Ricordo di aver studiato per il concorso magistrale, anno 1994, la legge 148/90 che all'epoca era vangelo. io ero molto giovane ed ero entusiasta, ci credevo... veniva considerato superato il maestro "tuttologo" in nome della collegialità contitolarità corresponsabilità. oggi quella legge è carta straccia e con essa anche il mio ideale d'insegnamento è stato distrutto, qualcosa in cui mi avevano insegnato a credere. e oggi mi sembra di dover ricominciare daccapo. penso con tristezza ai colleghi e colleghe prossimi alla pensione, che hanno vissuto la scuola dei decreti delegati 74, della legge 820/71, della 570/77, ridotti a fare "scambio" con un/una collega che ha l'abilitazione della lingua straniera, di un'altra classe, e andare a insegnare "arte" o "musica" perchè nella scuola primaria sono considerate... materie di serie B (!). Sì, d'accordo, la scuola i tempi cambiano ma questi cambiamenti sono inversamente proporzionali a quello che la società richiede. poi... tra le tante domande che mi pongo ce n'è un'ultima ma nn meno importante:CHE COSA "VOGLIONO" DA NOI? CHE PAGHIAMO GLI ERRORI DEI COLLEGHI CHE CI HANNO PRECEDUTO??? Eppure, la mia esperienza, sia presente che passata è costellata da incontri di colleghi e colleghe fantastiche, persone con la luce negli occhi quando parlano del proprio lavoro Mia figlia che oggi frequenta il ginnasio, ha avuto insegnanti meravigliosi, (tra i tanti, l'insegnante d'Italiano alle medie) che hanno saputo davvero contribuire alla sua formazione, persino quelli della nuova scuola, da quel poco che ancora ho sentito hanno avuto una modalità d'approccio ideale. Insomma...tornando al discorso... Voi come vi sentite? cosa possiamo fare?

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