Teofrasto, il Pibigas, il 1989 e le lauree triennali.

Un mio scritto, del lontanissimo 2002, ma, penso, ancora attuale

Teofrasto, il Pibigas, il 1989 e le lauree triennali.

Un collega del Dipartimento ha inviato in rete, a tutti noi di Matematica, un pensiero di Teofrasto (che non conoscevo): "Insegnare non è riempire un vaso ma accendere un fuoco".La frase è semplice -basta un rigo per contenerla- ma dal contenuto semplice solo in apparenza; infatti “accendere un fuoco” è un’operazione che presuppone tante e tali di quelle “condizioni al contorno” che (quasi) sempre non ci riflettiamo e - meglio così- ci limitiamo a compierla automaticamente. Nel caso in questione, invece, il fuoco di cui parla Teofrasto non è quello di Prometeo né quello del Pibigas nella nostra cucina, ma il fuoco dell’interesse, nell’anima dello studente, per argomenti e questioni molto spesso immateriali o lontanissimi dalla nostra cultura e sensibilità, in entrambe le dimensioni spazio-temporali.Ed allora domando: oltre che da un sistema di riferimento(assoluto) -quello con l’origine ben piantata nel baricentro del nostro corpo e del nostro spirito- abbiamo provato l’esperienza di osservare i nostri studenti, i nostri figli, in( e da) un sistema di riferimento solidale con ognuno di loro? I risultati potrebbero essere sconcertanti! Certo, si ridurrebbe di molto il numero delle cavolate di cui, purtroppo, abbonda la cronaca quotidiana.Ripercorro velocemente la (mia) storia, dal lontano novembre 1989. Come ho esultato, in quei giorni! Vedevo(speravo, sognavo) il crollo del muro di Berlino come la fine delle violenze che hanno insanguinato il secolo scorso più d’ogni altro dei secoli precedenti.Da ingenuo, sì; ma non smemorato!Qualcuno ricorda più i “DIVIDENDI DELLA PACE”? Chi li ha riscossi a nostra insaputa? Qualche ladro ce li ha fregati, da sotto il nostro stesso naso, complice la nostra pigrizia fisica ed intellettuale, la nostra incapacità di coordinare i fatti di ieri con quelli di oggi. Che cosa abbiamo avuto, infatti? Un altro decennio, ipocrita e violento come e più dei precedenti.E i giovani, bambini nel lontano 1989, come possono avere vissuto tutto ciò che hanno visto in questi ultimi due lustri?Hanno visto noi adulti, tutti (o quasi), noi “intellettuali” che -con la motivazione debole: “C’è la legge” - senza fiatare, senza nessuna critica, da succubi incapaci e timorosi di dire al legislatore: ”Stai sbagliando”, abbiamo accettato, tante “meravigliose” riformine e riforme, della Scuola e dell’Università, a costo zero, ma dal contenuto esattamente opposto alle belle, reboanti parole che contemporaneamente le pubblicizzavano.“Debito formativo”; “autonomia”, “razionalizzazione”, “accorpamenti”; “settimana corta”; “crediti”; “POF”, laurea “a punti”…. Parole, parole, parole, per mettere su un sistema in cui, di fatto, rifiutiamo di insegnare ai nostri figli ciò che i nostri genitori ed i nostri professori hanno insegnato a noi: e cioè che solo mediante lo studio quotidiano, metodico, costante, appassionato, essi possono attuare il “ PROGETTO” che ognuno di loro è.

Qualcuno me lo spieghi, per favore, il mistero della “qualità dell’istruzione” che aumenterebbe diminuendo di circa mille le ore complessive delle lezioni ai nostri giovani di scuola media! Ciò, si noti, essendo aumentata straordinariamente la complessità del mondo in cui sappiamo gli stessi ragazzi dovranno immergersi.

Ed ancora: “Lo studente centro dell’attenzione didattica e culturale” mentre, in verità, di fatto è solo un polletto da portare all’ingrasso, accelerato quanto più possibile, prima di tirargli il collo nel mercato del lavoro, sullo sfondo di conflitti infami e sanguinosi in cui si bombardano indifferentemente città, nemici, amici, civili, armati, disarmati e no.E non parlo a vanvera!Non dimenticherò mai, un pomeriggio -post 1989- in un’aula della Facoltà d’Ingegneria, la conferenza di un altissimo dirigente industriale, pugno di ferro in voce paterna e vellutata: “Cari ragazzi, quando entrerete nell’industria” -diceva costui (testuale, o quasi)- non dimenticate mai che il vostro dio è il capitale”. E, quale la causa di tutti i guai del mondo, secondo lui? ”Ognuno di voi mi costerà dieci dollari l’ora mentre un vostro parigrado americano 5 dollari l’ora”.Ad uno ad uno vedevo gli sguardi allibiti degli studenti presenti.Ciò, non casualmente, sullo sfondo delle suddette, “meravigliose” riforme scolastiche.Molto tempo è passato da quando fummo ragazzi! Ora, perciò, ce li siamo dimenticati i problemi, i sogni e le speranze che attraversarono i nostri giorni, quando fummo uomini in formazione. Ora non abbiamo più tempo per dedicare ai giovani quelle attenzioni che noi abbiamo ricevuto: vogliamo, o vorremmo, che i nostri ragazzi fossero, volessero e facessero quello che noi oggi siamo, vogliamo e facciamo; se, poi, invece dell’attuazione della “PROMESSA” che ognuno di loro è, vengono fuori delle scimmiottature tecnologicamente anche più avanzate di ciò che noi siamo o i cloni omologati ISO 9001 di altri cloni, beh! Pazienza! Anche nel migliore dei software si può nascondere un bug!Ricchi della nostra maturità, dobbiamo protenderci verso questi giovani trattando ognuno per quello che è, non per l’adulto che vorremmo già fosse! Dobbiamo accettarli, ascoltarli, e con le nostre risposte dimostrare quanto ci stanno a cuore, essi, il loro presente, il loro futuro.Ma ci vuole del tempo, per questo. E come si fa nella nostra società senza tempo, quindi senza anima, senza passato, senza futuro, senza figli?E’ vero che i nostri giovani(e noi) dobbiamo sapere Internet, l’inglese e l’impresa. Ma basta questo soltanto? Ed il senso della profondità storica? E il passato, il passato il cui cuore antico pulsa nel 60% e più delle parole e delle strutture mentali che usiamo? Dichiarato defunto ed affrettatamente sepolto da “becchini” che si sono autoqualificati ostetrici del mondo nuovo.Sono parole dure, queste mie, ma non da passatista nostalgico; piuttosto, da uomo e professore il quale crede che la capacità fondamentale di progettare e cominciare a costruire il proprio e l’altrui futuro, UMANO, non gliela insegneremo a giovani la cui memoria del passato arriva a ieri sera, non gliela insegneremo ai giovani dei corsi triennali di laurea, “alla Ridolini”.

Non abbiamo più tempo da perdere con te! Entra, ragazzo entra; paga le tasse, consuma ed esci al più presto possibile! (Salvo che tu non abbia già il desiderio e la capacità di cui parlava Teofrasto; perché in tal caso ti dovrai beccare altri due anni dopo la laurea).Se questa è l’Università disegnata dalle nuove proposte politiche(ma in realtà economico-tecno-sociologiche); se l’Europa è stata ed è usata solo come un alibi ed uno “instrumentum regni” così come il Cristianesimo durante il medioevo, allora ha ragione Marina, crew al Mc Donald’s di Piacenza, la quale testimonia, nella pubblicità che in questi giorni impazza sui settimanali, in una dichiarazione autentica: ”Mi sono fatta un mazzo così, ma ho imparato a stare al mondo”. Grazie Mc Donald’s, navescuola dei nostri giovani! Ma voi, Famiglie, Scuola, Istituzioni, dove siete? Se ci siete, battete un colpo! Spiegatemi, per favore, il singolare contrasto che vedo nella nostra società, tra punti intensissimi di Luce e la diffusa, nuova “notte in cui tutte le vacche sono nere”; spiegatemi quest’incredibile “cupio dissolvi” che pervadere il nostro mondo, la nostra cultura, il nostro essere, il nostro tempo.Siamo nel 2002, ma credo che l’umanità sia indietreggiata rispetto al 1989. Meditare sui nostri sbagli è urgente ed indispensabile per porvi rimedio.

Mario Vincenzo Strano,ricercatore di Analisi MatematicaFacoltà d’ Ingegneria dell’Università di Catania.

[email protected]@tiscali.it

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