Un discorso di Don Milani sugli insegnanti

Scriveva Don Milani: “Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perchè io scriva loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di COME BISOGNA FARE ma di COME BISOGNA ESSERE”.

L’esperienza [email protected] svoltasi in questo anno scolastico è giunta alla conclusione. Tutti ci siamo arricchiti grazie alla disponibilità umana e professionale della nostra cara Tutor e alla partecipazione attiva e collaborativa dei tanti docenti-corsisti. Negli incontri in presenza e nel laboratorio sincrono, sotto la guida competente della nostra Tutor, i docenti hanno avuto modo di esprimere impressioni, punti di vista, commenti su temi importanti che riguardavano la vita della scuola: metodologie di insegnamento-apprendimento innovative, contenuti coinvolgenti proposti dalla piattaforma [email protected], svolgimento delle attività nelle classi,elaborazione dei diari di bordo, meccanismi di verifica e valutazione, prove Invalsi. Ritrovarsi e capirsi per progettare insieme, dal basso, una scuola dell’obbligo che possa garantire a tutti gli alunni, nessuno escluso, la possibilità di esprimere al massimo le loro potenzialità, consentendo a ciascuno di raggiungere le competenze essenziali culturali e di cittadinanza che ci sono richieste anche dall’Unione Europea.

L’ultimo incontro in presenza ha consolidato in me la convinzione che gli insegnanti hanno bisogno di incontrarsi, di parlarsi,di sentirsi parte di un progetto comune di valore che implichi autenticità e umanità.

I più sensibili hanno avvertito un velo di nostalgia per questa esperienza che ormai volgeva al termine.

Molto spesso ho notato che dietro quell’atteggiamento distaccato e neoperbenista di alcuni colleghi si nascondeva quel desiderio di comunicare in termini umani e professionali. La comunicazione autentica fa bene alla scuola, offre alternative e riflessioni condivise, favorisce una sfera di interrelazione che stimola interesse e impegno professionali, crea emozioni.

Del resto un insegnante che sa emozionarsi può più facilmente trasmettere emozioni ai propri discenti, fare del “caso Cristian”, “il mio alunno Cristian”.

I nostri alunni potranno avvalersi di questa nuova esperienza [email protected] fatta da tanti insegnanti. Non sono mancate in corso d’opera, né mancheranno in futuro, le occasioni educativo-didattiche per sperimentare nelle classi le unità di apprendimento innovative studiate. I benefici per i discenti, ne sono certo, saranno molto elevati e non tarderanno a farsi avvertire, al di là delle prove Invalsi.

Ritrovarsi insieme per studiare “come bisogna fare”, per ricercare nuove strategie, nuovi contenuti più attraenti, più coinvolgenti per i ragazzi, è un bene grande, oserei dire prezioso, però occorre prioritariamente ritrovarsi come persone che si comprendono, che generano una alleanza, che realizzano una condivisione di valori, in seguito a una conoscenza attenta e a un incontro interpersonale genuino.

Rivolgendo il mio pensiero di stima ai tanti docenti che ogni giorno si mettono in gioco per dare senso e valore alla loro proposta didattica, concludo con un brano di Don Lorenzo Milani, tratto da “Esperienze Pastorali”: “Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perchè io scriva loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di COME BISOGNA FARE ma di COME BISOGNA ESSERE. Bisogna avere le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schierati”.

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