Un'esperienza con un ragazzo difficile che vi darà speranza!

Ti ho chiamato per ridarti la speranza…… Avevo un ragazzo che rischiava di essere bocciato per la quarta volta in seconda media. Quell’anno aveva sul groppone più di 500 ore di assenza; quando era presente in classe, con molti insegnanti, si mostrava ostile e recalcitrante. Avevo deciso di occuparmi di lui! Quando il ragazzo non veniva a scuola, contattavo la madre, che tutte le mattine andava presto al lavoro. La mamma lo incalzava e lo sollecitava per telefono a farlo venire a scuola e, infatti, dopo mezz’ora dalla mia telefonata, si presentava in classe, tutto trafelato, sempre senza materiale didattico, senza colazione, con i vestiti dei giorni precedenti, impregnati di fumo. Ero riuscito finalmente a farlo venire a scuola. Ne parlai con il preside e con docenti in cdc. Tutti, o quasi, manifestarono indifferenza e difficoltà per quella presenza “disturbante”. Ecco le frasi che ricorrevano frequentemente, quasi a volermi accusare per quell’ impresa inopportuna: “non porta mai il libro”, “ non ha giustificato”, “ disturba la quiete della classe”, “ insulta i compagni”, “ alza le mani, “ quando spiego, mangia o canta”, ecc., ecc. Il comportamento nei miei confronti e nei confronti dei compagni, però,era sempre di estremo rispetto, non usciva mai, seguiva le lezioni e interagiva con domande pertinenti che evidenziavano interesse e spirito collaborativo, anch’io mi interessavo a lui, esprimendogli vicinanza e attenzione alle sue aspettative, parlandogli, cercando di responsabilizzarlo, personalizzando le attività. Per esempio,una cosa semplicissima, lo facevo leggere, cosa che l’insegnante di lettere non faceva. Anche altri insegnanti erano riusciti a “prenderlo” e a stabilire un rapporto positivo. Venni a sapere dai compagni di classe che durante le lezioni, in determinate materie di studio, il ragazzo non veniva coinvolto affatto nelle attività e gli insegnanti manifestavano indifferenza e distacco, preferendo molto spesso allontanarlo dall’aula! Le note in condotta traboccavano…. Nei consigli cercavo di spiegare quale sarebbe stato l’atteggiamento giusto per coinvolgerlo, ma alcuni arrivarono al punto di togliermi persino il saluto. A loro dire, un trattamento impari rispetto agli altri compagni di classe, sarebbe stato inopportuno e diseducativo! In sede di scrutinio finale, molti insegnanti ritenevano di bocciarlo in quanto, così come gli anni precedenti, non aveva conseguito gli obiettivi essenziali. Posi il problema delle pluriripetenze, del contesto socio-affettivo e culturale in cui viveva e della valorizzazione del numero di presenze in classe, ottenute con tanta fatica, del rischio dispersione, per cui sarebbe stato opportuno “promuoverlo” cercando di lavorare in futuro sul “ senso di responsabilità” che il ragazzo aveva minimamente manifestato e che una bocciatura lo avrebbe condannato definitivamente a stare per strada! Tutti contro, salvo qualche eccezione. Paradossalmente, se non avessi spiegato, se non fossi intervenuto, forse sarebbe stato meglio, forse qualcuno si sarebbe impietosito, forse! A conclusione del “battibecco”, che spesso contraddistingue il dibattito in c.d.c., interveniva il preside che non riteneva di dover bocciare in quanto la scuola, attraverso gli insegnanti, avrebbe dovuto attivare percorsi personalizzati e metodologie inclusive per venire incontro al ragazzo. Chiese a tutti, prima di procedere di confermare una nuova ripetenza, di documentare i percorsi personalizzati e gli sforzi educativo-didattici adottati nel caso di specie. Pian piano i docenti, senza batter ciglio, si uniformarono all’invito rivolto dal preside e quell’anno quel ragazzo fu promosso ed io ebbi il privilegio di averlo ancora nella mia classe, un po’ cambiato anche nei confronti di chi si era mostrato clemente con lui!

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