Vivere, sperimentare, raccontare, riscoprire la matematica

Vivere, sperimentare, raccontare, riscoprire la matematica!

Sono convinto che nella scuola del primo ciclo si deve puntare sulla qualità e non sulla quantità, sul piacere della scoperta e della soluzione di un problema, sulla motivazione e sul coinvolgimento attivo di tutti gli alunni. Non so se avete notato, in questi ultimi anni si fa un gran parlare delle carenze che i giovani manifestano nella matematica, nelle scienze e nella lingua italiana. L’Europa, l’Ansas, l’Invalsi, attraverso un’azione congiunta, progettano e attuano azioni, in ispecie nell’Italia meridionale e insulare, che sono finalizzate al superamento, almeno parziale, delle suddette criticità. Le nuove strategie educativo-didattiche e i contenuti proposti sollecitano il corpo insegnante a modificare il modo in cui vengono presentate e definite le unità di apprendimento relative alle discipline considerate. Così, ad esempio, il progetto [email protected], che si è sperimentato nella scuola secondaria di primo grado e nel biennio delle scuole superiori, prevedeva percorsi educativo-didattici innovativi rispetto al solito modo di impostare la lezione di matematica. Le unità di apprendimento di matematica proposte ai professori-corsisti, da sperimentare nelle classi delle proprie scuole, erano veramente originali nei contenuti e nei metodi con cui venivano presentate e definite. Il laboratorio, il racconto, la storia, l’esperienza, il vissuto dei discenti, le situazioni problematiche, le nuove tecnologie, assumono un’importanza fondamentale nel processo di insegnamento-apprendimento della matematica che prevede quattro ambiti: i numeri, lo spazio e le figure, le relazioni, i dati e le previsioni. Per essere al passo dei tempi, e perseguire nel 2020 gli obiettivi di Lisbona, l’insegnante è chiamato ad aggiornare il suo profilo culturale e professionale onde trasmettere ai giovani di oggi quelle capacità e competenze richieste nella società attuale.

Modificare il personale metodo e stile di insegnamento non è cosa facile, in considerazione anche di un consolidato e obsoleto modo di procedere dei dipartimenti di matematica in cui si progettano le unità di apprendimento seguendo pari pari le indicazioni del “bravo” libro di testo in adozione. Nella mia attività quotidiana di docente di matematica e scienze sento ancora colleghi che sono legati indissolubilmente al programma, hanno l’ansia di portarlo a termine, temono che i ragazzi possano evidenziare difficoltà nelle scuole superiori. Per questo i ragazzi vengono sovraccaricati di nozioni ed esercizi che sono recepiti solo da pochi eletti, mentre molti di essi fanno registrare disaffezione, disinteresse e noia per questa importante materia di studio.Sentite cosa osserva a tal proposito il prof. Maurizio Tiriticco, esperto di educazione e valutazione:“Lo so che molti insegnanti pensano ancora al programma! Ma dove vivono??? Non sanno che i programmi ministeriali non esistono più, almeno da dieci anni? Non sanno che l'articolo 117 della Costituzione affida allo Stato il compito di legiferare in materia di "norme generali sull'istruzione", che sono altra cosa rispetto ai programmi? E che ormai sono vigenti "Indicazioni nazionali" e "Linee guida", che non sono affatto programmi? E che il Miur non è più il Mpi di un tempo? E che le istituzioni scolastiche autonome godono, appunto, di un'autonomia didattica e organizzativa (dpr 275/99, artt 4 e 5) in forza della quale un Consiglio di classe progetta e realizza percorsi di insegnamento/apprendimento in ordine a scelte che lo stesso CdC è tenuto ad operare? E che il CdC ha anche competenze in materia di valutazione (dpr 275/99, art. 4, c.4)? E che lo stesso contratto nazionale degli insegnanti insiste sulle loro specifiche competenze: disciplinari, psicopedagogoche, metodologico-didattiche, organizzartivo-relazionali, di ricerca, documentazione e valutazione (artt. 26 e 27)? Quando faranno appello alla loro professionalità? So bene che il disagio nelle scuole è altissimo! Però, lo si combatte con la lotta sindacale, non con la rinuncia a pezzi della propria professionalità! E che i docenti non siano schiavi dei libri di testo che diventano sempre più pletorici perché, proprio in assenza di programmi, ciascun editore vuol battere il concorrente mettendo nei suoi testi di tutto e di più! E i "poveri regazzini" non ci capiscono una mazza, come diciamo a Roma! ” Ormai dobbiamo farcene una ragione, la proposta educativo-didattica, affinché sia valida, deve avere senso e significato, prevedere contenuti reali o realistici, verifiche e valutazioni autentiche, mezzi e strumenti i più vari, i più consoni alle situazioni in cui si sperimentano i processi di apprendimento.È necessario disporci con la mente rivolta al singolo alunno, per fare in modo che il progetto educativo messo in campo sia personalizzato, motivante, inclusivo, formativo in tutti i sensi.Ho proposto ai miei ventisette alunni di prima media l’uda “ Algoritmi insoliti”, suggerita dal piano [email protected], e devo dire che la scoperta di “vecchie” metodologie per effettuare le operazioni di moltiplicazione e divisione, con l’ausilio del laboratorio, del racconto, della storia, dei contesti significativi, ha entusiasmato, interessato e motivato tutti, persino coloro che ritenevano che la matematica fosse “difficile, inutile, faticosa”.Sono convinto che nella scuola dell’obbligo si deve puntare sulla qualità e non sulla quantità, sul piacere della scoperta e della soluzione di un problema, sulla motivazione e sul coinvolgimento attivo di tutti gli alunni, nessuno escluso. Per un ragazzo l’obiettivo più importante è quello di scoprire il piacere di fare matematica. Raggiunto questo obiettivo, i docenti possono pensare di raggiungere tutti gli altri.Penso che le proposte di aggiornamento – es. [email protected] – potranno rivelarsi utili ed efficaci solo in presenza di una piena disponibilità, coinvolgimento e umiltà del personale docente.

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